lunedì 31 marzo 2014

Aoc Champagne Blanc de Noirs Brut s.a. Fleury





Pinot Nero in purezza per un oro d’antan nel calice, con una fine e persistente bollicina. L’impianto olfattivo è ricco, intenso e affascinante. Si dichiarano, in splendida forma, note di panificazione, fruttini rossi di bosco – lampone, ribes e fragolina – intrecciati da affermati sentori di agrumi – cedro e mandarino – all’interno di una cornice minerale di gran definizione.

Tutta questa ricchezza e complessità, trova abbondanti e convincenti conferme al palato. Bocca freschissima e profonda, equilibrata e cremosa, che riprende, accuratamente, il resoconto olfattivo, enfatizzando l’orditura tra espressione agrumata e minerale, con rimandi di speziatura dolce. Sorso strutturato e di gran pulizia, con persistenza di gran classe, da fuoriclasse.
Stratosferica l’accoppiata con risotto al nero di seppia.

Fleury non sbaglia, così come voi non sbaglierete nel sceglierlo.





Ho scritto di un altro champagne di Fleury qui:
 

venerdì 28 marzo 2014

Igp Rosso di Marco 2011 Marco De Bartoli





Si continua con un altro vino di questa che costituisce una delle mie (poche) aziende del cuore ed alla quale mi sento molto legato, in virtù delle persone che ci lavorano con totale serietà, passione e dedizione.
Un rosso siciliano nella cantina di un piemontese non è bizzarro? No, se si tratta di Marco De Bartoli.

Il Rosso di Marco – l’unico rosso dell’azienda, e che rosso - è Perricone in purezza, una cultivar autoctona, diffusa nella Sicilia occidentale, in particolare nelle province di Trapani e Palermo, da quelle parti meglio conosciuta come Pignatello. Il 2011 è la prima annata prodotta.

Al naso è formidabile. Racchiude i profumi della sua isola: frutta rossa e tantissimi agrumi, con la mora, il cedro, l’arancia e l’amarena che si rincorrono e si avvicendano con note, piacevolissime, di salsedine, sale marino, alga, che si mixano alla macchia mediterranea, a bacche di ginepro e ad una finissima trama speziata.

In bocca, pulizia e nitidezza sono emblematiche. Arriva prima la connotazione dolce della frutta, poi subentra la speziatura, la sapidità, la brezza marina, in un vortice di intense emozioni palatali. Equilibrio millimetrico, acidità calibrata, per un sorso scorrevolissimo, lungo e molto, molto persistente.
Un calice smagliante.

Da piemontese docg e testardo, l’ho accompagnato – non me ne vogliano Gipi ed i suoi fratelli - con carpaccio di fassona. Salivazione pura, ancora adesso, a scriverne.




Ho raccontato di altri vini di Marco De Bartoli a questi indirizzi:




giovedì 27 marzo 2014

Il Prosecco sorpassa lo Champagne





Sono stati diffusi, settimane fa, i numeri relativi all’export 2013 delle bolle italiche più famose all’estero. Bene, i numeri parlano chiaro, sempre. Abbiamo esportato la bellezza di, uno più, uno meno, 312 milioni di flaconi di Prosecco, con un bel 24 % di incremento, rispetto all’anno precedente, con previsioni incoraggianti anche per l’anno in corso. Tutto bene? Quasi, anzi no.
Da nazionalista convinto e feroce, mi compiaccio e mi congratulo per questo risultato.
Tuttavia, c'è più di un però.

La minkia tanta, cui facevo riferimento in un post, poco prima dell’ultimo Natale, in questi casi, va a nozze, casca a fagiolo, un rigore a porta vuota.
Infatti qualcuno, si è subito attivato per usare e piegare, come un novello Marco Tullio Cicerone – Cicero pro domo sua - il dato export, compiendo un parallelo con quello dei nostri cugini della Champagne (304 milioni di bottiglie), giusto per cantare vittoria.

Ottimo, un bel triplo salto carpiato, all’indietro, con doppio avvitamento, rispettando ogni angolo visuale, per un accostamento omogeneo.  Chapeau-bas.

Ma c’è di più, Francesco Zonin sostiene che bere Prosecco a New York “…equivale per il consumatore a scegliere lo stile della dolce vita italiana senza l’alterigia dei francesi”.
Circa ‘sto luogo comune dell’alterigia francese, sarebbe ora di finirla. Assicuro che produttori di vino, presuntuosi, saccenti e cafoni ne trovo non lontano da me, senza percorrere un migliaio di km.




Rincara la dose il sig. Malagò, presidente del Coni, scrivendo, nell’introduzione del libro Viva il Prosecco, abbasso lo Champagne: “…Prosecco vuol dire beva facile, con la testa libera, che crea simpatia immediata. Champagne ha in sè qualcosa di sussiegoso, pretenzioso”.
Giusto, io infatti, ogniqualvolta bevo Champagne e mi avvedo che la boccia è finita, divento antipatico e indisponente, sempre.

Ma la gemma è di Gianluca Bisol, famosissimo prosecchista, quando informa che, dalle loro parti, le quotazioni dei terreni, in particolare la collina del Cartizze, ha raggiunto cifre superiori “…anche alle migliori zone francesi”.
Ma quali Bordeaux, Borgogna, Champagne, orde belluine di francesi, stanno valicando il confine, in fretta e furia, con truppe cammellate al seguito, per accaparrarsi le zone migliori del nostro nord-est, magari dopo essersi liberati dei loro, non più così redditizi, lieux-dits.

Tempi addietro, un notissimo e illustre produttore italiano, mi confessò: “Se i francesi, anziché lo Champagne, avessero il Moscato, questo sarebbe il vino più famoso al mondo”.

Serve altro? Sì.
Continuiamo pure a misurarcelo e ostentarlo, a ogni piè sospinto, per ribadire che noi lo si ha più lungo, anzichè accantonare il centimetro e iniziare, seriamente, a domandarsi come si sta usando l’attrezzo.



martedì 25 marzo 2014

Igt Sicilia Zibibbo 2011 Barraco





Meno di un ettaro per questo Moscato d’Alessandria, in Sicilia Zibibbo, che Nino Barraco coltiva con cura e sapienza, nei dintorni di Marsala.
Senz’altro una sfida, ostica e piena di insidie, di Nino nella declinazione “secca” di questo vitigno aromatico, usato diffusamente e abitualmente per produrre vini dolci.
Il nostro effettua fermentazione spontanea in acciaio con lieviti indigeni, contatto con le bucce per circa due settimane e non subisce né chiarifiche, né microfiltrazioni.

Un dorato denso, con più di un occhiolino all’ aranciato e leggermente opalescente, annuncia un naso molto eclettico, complesso e ben assortito. Il primo impatto è una nota dolce – ehm…è moscato – che cede velocemente il passo a fiori gialli, erbe secche mediterranee, e tantissimi sentori di frutta, quali scorza di arancia e pompelmo, albicocca disidratata, uva passa, fichi secchi, datteri e pesche. Ricamano e impreziosiscono questo elegante ventaglio, profondi solchi balsamici e una ventata di sapidità salmastra, intrecciata a tocchi di noce moscata.

Come volete che sia al palato? Uno specchio. La bocca, veramente tesa, asciutta e mai ruffiana, è timbrata, senza soluzione di continuità, dall’alternarsi del versante fruttato con quello, centrale e preminente, salmastro e iodato. Un sorso armonico, in tutto e per tutto, che richiama continuamente la beva, lungo, persistente e con quella bocca amabilmente asfaltata di sale e di ondate salmastre.

Grande Nino, un’altra sfida vinta, che ti infonde entusiasmo; per noi un calice colmo di letizia.





Ho scritto di un altro vino di Barraco a questo indirizzo:



domenica 23 marzo 2014

VinNatur 2014





Altro appuntamento da non perdere, è quello di VinNatur, dal 5 al 7 aprile che si tiene a Villa Porto, detta “La Favorita”, a Monticello di Fara, Sarego (Vicenza).

Una grande opportunità di conoscere e apprezzare i vini di oltre 140 produttori provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Francia, Austria, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Slovacchia e Slovenia.

VinNatur significa contatto ravvicinato con il produttore, assaggiare e avere la possibilità di acquistare, direttamente, i vini degustati.

Per il programma dettagliato, elenco produttori, orari e quant’altro, consultare il sito VinNatur.



sabato 22 marzo 2014

Aoc Champagne Royale Réserve Pure Cuvée n° 243 Brut s.a. Philipponnat





Venticinque cru di diverse zone della Champagne – da vigneti Premier e Grand Cru e di annate differenti - compongono questo assemblaggio che vede il Pinot Nero dominare, con il 65 per cento, lo Chardonnay con il 30 per cento e il Pinot Meunier a chiudere. Si tratta, in prevalenza, della vendemmia 2007 - con vini di riserva che integrano per circa un quarto – e la mia boccia è stata sboccata nel mese di luglio 2011. Si tratta, soprattutto, della cuvée numerata, non millesimata, creata appositamente dalla Maison per il mercato italiano.

Nel bicchiere mi aspetta un oro affascinante, con effervescenza da manuale.
Al naso si concede immediatamente, liberando intensi e complessi aromi di agrumi e frutta tropicale – cedro e scorza d’arancia, ananas e papaya – cui seguono precise note di mandorla e caffè, unite a superbe venature gessose.

In bocca si rivela “grasso”, freschissimo e riprende fedelmente il percorso olfattivo. Il sorso, fortemente “spalleggiato” dalla bacca nera, dapprima, molto impostato sulla parte fruttata, imbocca, in seguito, una piega, piacevole e inarrestabile, mineral-iodata e salina che, associata ad una acidità molto marcata, gli consentono di assumere maggiore slancio e di terminare veramente lungo e con persistenza gagliarda.
Bevuta audace e, adesso, senza dubbio, la mia cuvée numerata, sans année, preferita.





Ho raccontato la cuvée n. 240 di Philipponnat a questo indirizzo:



 

venerdì 21 marzo 2014

ViniVeri 2014





Nei giorni 5, 6 e 7 aprile, avrà luogo l’undicesima edizione di “VINIVERI: Vino Secondo Natura”, presso i padiglioni dell’Area Exp “La Fabbrica”, a Cerea (Verona).

E’ l’occasione per incontrare e conoscere il frutto del lavoro di ben 140 vignaioli e 14 produttori agroalimentari.

Non solo assaggiare, ma anche acquistare. E’ prevista, infatti, la possibilità di portarsi a casa molte delle etichette, presenti in degustazione, a prezzo di cantina, nell’adiacente Spazio Enoteca.

Tutte le info accedendo al sito viniveri.net, nonché aggiornamenti in tempo reale sui principali social.



giovedì 20 marzo 2014

Cioccolato alla corte del Barolo Chinato | Barolo





L’Enoteca Regionale del Barolo, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Barolo, organizza la manifestazione “Cioccolato alla corte del Barolo Chinato”, il cui scopo è quello di “far incontrare il Barolo Chinato ed il cioccolato nelle sue diverse declinazioni in golosi abbinamenti tutti da assaggiare”.

Il connubio dolce-amaro si terrà presso il Castello Comunale Falletti di Barolo nei giorni di sabato 22, domenica 23, sabato 29 e domenica 30 marzo, con orario 10-18.

Saranno proposti, in abbinamento con diverse tipologie di cioccolato, una selezione di ben 21 Barolo Chinato differenti e l’opportunità di approfondirne la conoscenza interagendo direttamente con i produttori.

Per ulteriori info, visitate il sito enotecadelbarolo.it




mercoledì 19 marzo 2014

Doc Riviera Ligure di Ponente Pigato 2011 Terre Bianche






Nel bicchiere un giallo paglierino carico. L’impianto olfattivo si sviluppa su garbati aromi di fiori bianchi, una delicata fragranza fruttata – pesca, agrumi – e sfumature di erbe aromatiche mediterranee. E’, inoltre, ben definito, sul versante mineral-roccioso.

Al palato è fresco e diretto, coerente all’olfatto, con una rocciosità minerale che riveste, via via, un ruolo piacevolmente dominante, all’interno di un sorso che si dimostra gentile ed equilibrato. La beva è invitante, con un finale leggermente amarognolo e di media persistenza.

Un bicchiere riuscito, senza orpelli, nonostante un millesimo non facile.





Di Terre Bianche ho raccontato il Vermentino 2011 a questo indirizzo:

domenica 16 marzo 2014

Docg Barbaresco 2007 Produttori del Barbaresco





La versione “annata” di questa storica cantina sociale, conferma e avvalora, qualora ci fossero ancora dubbi, anche nel millesimo in questione, la consolidata coerenza qualitativa, dall’alto delle sue cinquecentomila e passa bottiglie. Coerenza qualitativa che, ieri sera, ha trovato puntuale ratifica anche sulla mia tavola, con un abbinamento – test di oli evo toscani su carne cruda – che potrebbe far storcere il naso a più di uno. Si è trattato di un esperimento vincente e che ripeterò, tanto per uscire dalla scontata, ancorchè sempre impeccabile, bollicina metodo classico, meglio se franciosa.

Cromia calda e rossa rubino. Il naso narra, finemente, di frutti rossi – ciliegia e fragola, lampone e ribes – di note terrose e di sottobosco, cui si sommano la rosa e la viola, una speziatura che… non c’è, compensata, di bella, da una presenza, vigorosa e travolgente, di tabacco.

La bocca è altrettanto loquace, freschissima e sapida. Stoffa pregiata, ricamata da gran pulizia di frutto, tocchi floreali e, come per il quadro olfattivo, una costante, quanto avvolgente, connotazione di tabacco, combinata a liquirizia e cenni ferrosi. Beva ghiotta e avida, acidità scattante e tannini vellutati, dominano, più che magistralmente, il massiccio tenore alcolico (14,5). Sorso lungo e di strenua persistenza, con bicchiere sempre vuoto-sempre pieno-sempre vuoto. Cosa pretendere di più?

Gli espertoni hanno archiviato il 2007 nel dossier “Barbaresco femminile”.
A costoro lascio, con piacere, le bevute muscolose che ostentano bicipiti e quadricipiti, pregandoli di lasciarmi tante bevute “femminili” come questa.
J’adore la classe femminile, con la sua eleganza, le sue movenze sinuose, prima, durante e dopo.
Anche nel calice.
 




venerdì 14 marzo 2014

Martino Manetti (Montevertine) come Fulvio Bressan: aridaje




A volte ritornano anzi, mi sa che non se ne sono mai andati. I nostri cari perbenisti, moralisti, moralizzatori mai ipocriti, sono li, appollaiati sul ramo, in attesa succeda qualcosa di politicamente scorretto, per montare, abilmente, la solita polemica, esasperarla e cavalcarla.
Lo scopo è scomunicare i reprobi, a prescindere.

I fatti. Martino Manetti, titolare di Montevertine, ha postato, di getto, sulla sua bacheca personale di fb, una serie di affermazioni, prendendosela con una chef marocchina, alcuni telecronisti rai, solidarizzando con chi ammazza i ladri che violano la proprietà privata e chiudendo con una battuta, sottolineo battuta sul Mein Kampf. Salvo poi, alcune ore dopo, scusarsi, in tono contrito, per le sue sortite, con un ragionamento articolato.

Come successe per l’affaire Bressan, lo scorso agosto, anche stavolta, apriti cielo, gogna mediatica a canna, accuse di ogni, dalla maleducazione al razzismo, al nazismo, con invito al boicottaggio dei suoi meravigliosi vini. Come sempre, tutti, o quasi, a dargli all’untore, e quei pochi che vogliono difenderlo, cercano di non sporcarsi troppo le mani, facendo ricorso a distinguo, precisazioni, etc.

Sono trascorsi sei mesi e potrei tranquillamente copincollare il post su Bressan.




Non sono amico di Martino, né tanto meno lui sa che farsene del mio patrocinio, tuttavia da un lustro, lo incontro almeno due volte l’anno in giro per degustazioni e, da buoni conoscenti, ci attardiamo un cinque minuti a scambiarci 4 opinioni 4 (abbiamo conversato giusto dieci giorni fa) e, so per certo, che lui è un’altra persona.
Ma non è questo il punto.
Osservo come ci siano persone sempre tanto brave a giudicare gli altri, in base a due frasi due, in modo tranchant. Beati loro. Se mi dicono come fanno, regalo loro due bottiglie di Pergole.

Caro Martino, se avessi scritto “…marocchina dei miei stivali”, stanne certo che non ti avrebbero accusato di razzismo. Inoltre, evidentemente, a costoro non è mai successo di trovarsi, ripetutamente, ladri in casa, altrimenti chissà. Forse vorrebbero essere loro, questi illuminati, a fare certe affermazioni, anziché restare chiusi nella gabbia, che loro stessi si sono costruiti, del politicamente corretto. E anche se le pensano, non le dicono, non le possono più dire.
Diventerebbero, di colpo, Veri e non più credibili agli occhi dei loro adulatori.

Alcuni pensieri di Martino, non sono chiacchiere che si sentono nei peggiori bar di Caracas, come sostiene qualcuno; viceversa sono idee che albergano, ad esempio, nelle conversazioni degli astanti, saggi, di un qualsiasi mercato rionale.
Detto fuori dai denti, molti ne hanno, quorum ego, le tasche piene di queste marmaglie che fanno i padroni a casa nostra, in barba a tutte le leggi, che comunque garantiscono loro impunità e consentono loro di seguitare, bellamente, a delinquere.

Circa il riferimento al libro che gli ha fatto guadagnare l’accusa di nazista, vorrei solamente ricordare a questi maître a penser che un certo Priebke, dopo quel crimine di cui si è macchiato, riposa a casa nostra, in luogo segreto e sconosciuto, perché qualcuno non ha avuto le palle d’acciaio per agire diversamente.
Con buona pace dei parenti delle vittime. Chi ha permesso questo ultimo scempio cos’è? Un filantropo?

Altra circostanza. Vi ricordate alcuni anni fa di un nostro conterraneo, mi pare del nord est, che conduceva, di giorno, la crociata contro le lucciole e poi, nottetempo, venne pizzicato, in auto, mentre si intratteneva con una di loro?

Noi italiani siamo fatti così: forma e contenuto, moralisti a un tanto al kilo.




Mi sarebbe piaciuto leggere almeno un commento, uno solo, che ricordasse a questi Catone che, sempre più spesso, siamo in balia di troppa gente che fa quel che gli pare e se ne infischia di tutto. Da troppo si subisce e, se comincia qualcuno, che ha un certo peso specifico, a dire queste cose che sono ovvietà, magari anche il popolino prende coraggio. Invece qui siamo rimasti ai tempi della clava (non bastone, clava) e radici (non carote, radici).
Bestia se avessi letto qualcosa di simile, ma neanche mezzo commento.

Con Bressan, un guida vinosa aveva cassato i suoi vini, ergo, non mi stupirei se anche con i vini di Martino succedesse la stessa cosa.

A questi censori – sputasentenze più finti dei soldi del Monopoli - pronti a insegnare tutto a tutti, non ultimi, l’educazione e il rispetto, rispondo prendendo a prestito alcune parole del grande Alberto Malesani, rilasciate in quella famosa conferenza stampa, ai tempi in cui allenava il Panathinaikos:
“…qui bisogna dire bugie e fare i ruffiani e io non lo sono, cazzo…fatela finita,  cazzo, ma dai su, figa.”

Io voglio bene a Martino e ai suoi vini e, qualora qualcuno, offeso dal suo pensiero - diffuso ben piu di quanto si creda - e non pago delle scuse, volesse liberarsi delle bottiglie di Montevertine che gli avanzano, mi mandi una mail, sarò ben contento di togliergli l'impiccio.

Fate largo, o farisei e talebani del politicamente corretto, chè stasera, nel mio piatto, "Madama la Piemonteisa" e nel mio calice Pergole 2000.
Prosit, Martino.



(foto tratte dal web)



giovedì 13 marzo 2014

Aoc Champagne Brut Réserve s.a. Bérêche & Fils





E’ il biglietto da visita della maison, il suo prodotto di ingresso nell’universo Champagne. I nove ettari di vigneti, in conversione biodinamica, di questa famiglia di récoltant, si trovano in vari villaggi della Montagna di Reims.

Questo bsa, ha come base la vendemmia 2010 con lo Chardonnay che vi figura per 25 parti, il Pinot Nero 20 e il Pinot Meunier 30, cui si aggiunge un 25% di vini di riserva, provenienti dalle due annate precedenti; la sboccatura risale ad ottobre 2012.

Nel calice, un bel dorato con bollicina abbastanza fine e composta. Riserva una buona intensità al naso, che parte con nitida espressione floreale, per dirigersi su precisi toni fruttati di albicocca, mela, agrume; ancora note erbacee, unite a miele ed evidente mineralità.

L’aspetto gustativo ripresenta, in modo abbastanza lineare, le caratteristiche olfattive, con gli agrumi che dapprima occupano, pressoché completamente, il palato e, in un secondo tempo, cedono il passo alla incalzante mineralità e incipienti tocchi mielosi. Il sorso si dimostra equilibrato, con buona struttura e abbastanza dritto, se si considera che il dosaggio, udite udite, tocca i nove grammi/litro. Il finale, un po’ cortino e di media persistenza, esalta, generosamente, la classica mineralità di questi territori.


lunedì 10 marzo 2014

Doc Alto Adige Pinot Nero Riserva “Hausmannhof” 2008 Haderburg






Questo è Pinot Nero da agricoltura biologica e la versione riserva costituisce la punta di diamante della produzione. Il colore è così scuro, che non parrebbe pn. Un naso freschissimo, manifesta complessi aromi di frutti rossi di bosco – mora, mirtillo, ribes e lampone - una bella presenza erbacea e l’immancabile tocco speziato, unito a netta balsamicità.

L’ingresso in bocca è fine, fresco e coerente. Oltre alle note nasali, spicca una forte mineralità, che si concentra all’aumento dell’ossigenazione. Grande struttura, con equilibrio mai in discussione. La persistenza è notevole anche se gli manca un po’ di lunghezza. Termina su palesi e ben definiti toni minerali e speziati, con un tocco di liquirizia.

Ritrovo il manico di Alois Ochsenreiter, qui sicuramente più raffinato che nella versione base. Egli riesce, sempre, ad esprimere il territorio senza “enfatizzare” sentori e aromi, troppe volte finti e gonfiati, come purtroppo mi è successo con altre bevute figlie di queste zone.

Parliamo di sghej. Costa, franco cantina, sui 25 euri - 10 in più del base – tuttavia, vi assicuro che, a bocce ferme, non ho notato tutta questa differenza. Non me ne voglia Alois, ma quasi quasi mi tengo il base a 15 euri, bevo già assai bene e risparmio pure un deca. Tutto ciò per sottolineare, ancora una volta, che qui c’è qualità e serietà, a partire dai prodotti di fascia iniziale.
Non a caso, chi mi legge, si sarà accorto che i prodotti di Alois, sia declinati Hausmannhof che Obermairlhof - le sue due aziende – passano, con costante frequenza, su queste pagine. E fintanto che la qualità continuerà ad essere a questi livelli, la frequenza non potrà che diventare vieppiù ostinata.




sabato 8 marzo 2014

I miei assaggi a Terre di Toscana 2014




Con le dovute cautele trascrivo, per sommi capi, gli assaggi che più hanno destato la mia attenzione. Non sono altro che indicazioni di massima (o di minima), da prendere con beneficio di inventario, in quanto, come ben sapete, molte volte risulta già di difficile lettura un intero flacone, bevuto a tavola con la necessaria calma; figuriamoci quando si tratti di sorsi avvenuti, specie per alcuni vini, in situazione di leggera calca, tra una chiacchiera e una spintarella. Non ultimo, trattandosi in larga parte di vini rossi, si aggiunga il palato messo a ferro e fuoco dai tannini.



Per quanto concerne i Rosso di Montalcino ed i Brunello, erano in degustazione le annate, rispettivamente, 2012 e 2009.



Gli assaggi più convincenti, in ordine sparso, senza fare classificone, sono stati quelli di La Gerla, Le Ragnaie, Lisini, Mastrojanni, Montevertine (Pian del Ciampolo 2012 già buono, in bottiglia da 2 giorni e un super Pergole), Stella di Campalto (un Rosso che è … Brunello), Pietroso (grande mineralità), Gorelli-Le Potazzine (ormai una conferma indiscussa, di gran pulizia), Poggio di Sotto (ho preferito il Rosso), e un maestoso Tiezzi–Podere Soccorso (sia Rosso che Brunello).





Per quanto attiene, invece, ai Chianti Classico e Riserva, erano in assaggio, rispettivamente, le annate 2011 e 2009. Ho gradito quelli di Castello di Monsanto, Buondonno, Castell’in Villa, Badia a Coltibuono, Isole e Olena, Vecchie Terre di Montefili; sicuramente qualcuno mi sta sfuggendo.


Molto interessante, al lunedì, è stato assaggiare delle vecchie annate. Per qualcuna è andata meglio, per altre, un po’ meno. Sugli scudi, sicuramente, Il Sodaccio 1995 di Montevertine (testato da due diverse bottiglie), ancora ottima acidità, con aromi terziarizzati ma espressivi, un vino vivo; Castell’in Villa 1994 Chianti Classico riserva, un giovanotto che crescerà ancora; Tenuta di Valgiano 2001 da jeroboam, splendido; Lisini Ugolaia 1998 grande integrità; Tiezzi Rosso 1996 ancora molto fresco, mentre il Brunello di 1997 un po’ in discesa.







Quanto a Badia a Coltibuono Chianti Classico Riserva 1970, la prima boccia ancora in palla, mentre la seconda, passata a miglior vita, ma ci sta.




Quello che rimarco è sempre la grande organizzazione, ormai consolidata e impeccabile, nella cura dell'evento, prima, durante e dopo, sia da parte dell'Acquabuona, che dell'Una Hotel di Lido di Camaiore.

Terre di Toscana, sottotitolo l'eccellenza nel bicchiere. C'era tutta.
Ogni anno, sulla via del ritorno, mi pongo il medesimo quesito: quando una rassegna simile nel mio, amatissimo, Piemonte, con tutte le sue eccellenze?



Quello che rimarco è sempre la grande organizzazione, ormai consolidata e impeccabile, nella cura dell’evento, prima, durante e dopo, sia da parte dell’Acquabuona, sia da parte dell’Una Hotel di Lido di Camaiore.
Per non parlare dello show-cooking di Golosizia.

venerdì 7 marzo 2014

Aoc Saumur Blanc L’Insolite 2011 Domaine des Roches Neuves






Loira, Saumur. Qui Thierry Germain coltiva, su terreni argillo-calcarei e generosi di silicio, circa due ettari di Chenin Blanc.

Nel calice un brillante giallo paglierino, con lampi verdognoli.
Il quadro olfattivo dapprima scarno, si apre successivamente, preciso, ma non troppo incisivo, piuttosto sottovoce. Un po’ di frutta – lime, pompelmo, pesca – leggermente erbaceo e vegetale – salvia, aghi di pino, menta – e delicatamente minerale.

Al palato è sgrassante, ben equilibrato, con una giusta carica di freschezza e acidità, a tratti un filo di dolcezza. Riprende, ordinatamente, l’impianto olfattivo, con le sensazioni vegetali avvertibili in misura più accentuata. La beva è scorrevole, senza essere trascinante. Il sorso, fine e di piacevole tensione, chiude, per la verità non molto persistente, su note sapide e minerali.

Vino molto osannato da bloggers, critici enoqualcosa, vinoveristi, vinnaturisti, addetti ai lavori etc.
Buono, per carità, ma non mi ha emozionato.







Ho raccontato di un altro vino della Loira a questo indirizzo: