venerdì 31 ottobre 2014

Aoc Champagne Cuvée n° 728 Brut s.a. Jacquesson




La 728esima cuvée assemblata dalla nascita della storica Maison, ma la prima ad aver visto la luce ufficialmente con quel numero.
Da allora ne è passata acqua, pardon, Champagne.

36 parti di Chardonnay, 37 di Pinot Meunier e 27 di Pinot Nero, con base vendemmia 2000 per il 68 percento e vins de réserve per la rimanenza, dosaggio 5 gr./lt e dégorgement nel secondo trimestre 2004.
Sì, avete letto e contato giusto. Dieci anni e fischia in vetro, dalla sboccatura, per un brut sans année, è record anche per me, che mai mi ero inoltrato in questi orizzonti temporali.
Più di uno, indubbiamente, si chiederà se si possa, si debba e se abbia un senso azzardare così tanto. Per me è stata una fortuna trovarla, e la curiosità di testare un cotanto grado di invecchiamento, e la sua evoluzione, non me la potevo perdere.

Carbonica che pressa sul tappo, un po’ muffettoso, e lascia passare oro vecchio, con spuma esuberante e bollicina persistente. Il naso è ancora abbastanza espressivo, vivo, e ha mantenuto una discreta freschezza, con sentori confit di agrumi – arancia e pompelmo – spezie e un tocco di nocciola, adagiati su una più che buona tessitura minerale.


La bocca non si discosta, tutto sommato, da quanto manifestato durante lo svolgimento olfattivo, se non per una carenza di acidità che lo rende un po’ orizzontale. Per il resto, replica la nitida trama minerale, le note agrumate, con cenni di sottobosco e una spolverata di caffè.
Il sorso si richiama, inoltre, a quella classica eleganza cui ci hanno abituato, negli anni, i fratelli Chiquet, eleganza la quale costituisce uno, se non il più importante, dei marchi della casa.

Bevuta ampiamente oltre la sufficienza, se si accetta – va fatto - di riconoscere alcune attenuanti, quella del tempo certamente non l’unica.
Per il mio “storico” di bevute effervescenti, resto dell’opinione che, ancorchè non sia il caso di aspettare così a lungo un bsa (eccetto uno ne disponga di un bilico), nel caso di specie, il tappo e una conservazione non ottimale, abbiano senz’altro inciso – difficile stabilire in quale misura – sul limitato grip verticale, appiattendo, in parte, il piacere.

Allorchè vi racconterò della 729, mi auguro il concetto vi sarà più chiaro.
A bientôt les amis.




martedì 28 ottobre 2014

Docg Chianti Colli Senesi 2008 Pacina




La famiglia Tiezzi e Castelnuovo Berardenga, un legame da cinque generazioni.
Che suoli e che azienda.

La vendemmia 2008 è l’ultima che si fregia ancora della Docg, essendo, Giovanna e Stefano, usciti dal Consorzio Chianti da alcuni anni.
Lieviti indigeni, vinificazione in cemento e oltre un anno di invecchiamento tra fusti e botti grandi per un Sangiovese, pressochè in purezza (97%) e un pugno di Canaiolo.

Naso terroiristico, frutti rossi – ciliegia, amarena, fragola e ribes – qualche cenno ematico e terroso, con una bella cifra di spezie e mineralità.

In bocca entra caldo, vinosissimo e tannico, con una forte verosimiglianza al quadro olfattivo. Molta frutta rossa golosa – la ciliegia diventa affascinante – unita a una spiccata impronta minerale e una grana speziata assai fine. L’equilibrio tra le parti e un’acidità sostenuta, consentono un formidabile dominio dei 14.5 gradi alcolici e permettono di svuotare la boccia in totale scioltezza, con lunghi rimandi finali di frutta e pregiati tocchi di tabacco.
Seppur con un semplice minestrone, comunque in testa alle mie preferenze.


sabato 25 ottobre 2014

Igt Toscana Rosso Saverio 2010 Azienda Agricola Altura




La prima volta, anni fa, al ristorante e fu pura emozione. Tempo dopo, incontrai Francesco Carfagna, ad uno dei tanti saloni bio, e mi sorpresero i suoi silenzi, tanti, e le sue parole, poche, misurate, riservate. Mentre una mano mi versava il vino, l’altra sfogliava un album di foto, testimonianza inequivocabile del lavoro suo, e di tutta la sua famiglia, condotto sull’Isola del Giglio.
Lavoro è un termine riduttivo, minimale e quasi astratto, non bastante a consegnarci i giusti spessori delle loro fatiche. Io sostengo si tratti di una vera e propria Opera Eroica, la cui base fondante, ma non l’unica, è l’infinita passione profusa nel recupero di questo patrimonio isolano, a partire da un vecchio vigneto abbandonato, ricostruendo ex novo muretti a secco, terrazzamenti e quant’altro.

L’azienda produce due vini: un bianco, Ansonaco in purezza, e questo uvaggio rosso – circa 1500 falconi - per il quale si farebbe prima a dire quali sono i vitigni che non vi prendono parte. C’è di tutto nel Rosso Saverio, uve nere, ma anche bianche: dal Sangiovese al Canaiolo, dalla Grenaccia (qui Grenaci) alla Malvasia, dal Moscatellone all’Aleatico, dal Mammolo al Trebbiano e via di seguito.
Come ci tiene a precisare Francesco, vitigni presenti da sempre sull’isola.
Per sommi capi, la carta d’identità della vinificazione: fermentazioni spontanee, lunghissima macerazione, 2 anni in acciaio, senza chiarifiche, filtrazioni e stabilizzazioni.

Il calice è rubino scuro e mi prospetta una composita e dettagliata sequenza aromatica, a tratti anche dolce. Profuma di frutta scura – prugna, amarena e ciliegia – e tocchi floreali misti a macchia mediterranea – alloro, timo, mirto – con una forte caratterizzazione salmastra.

Anche all’assaggio è appagante, non tradendo la sua territorialità mediterranea, con quel fil rouge di mineralità marina che accompagnerà tutti i sorsi.
La bocca è occupata da una presenza fruttata altrettanto marcata, con inserti di cappero, che conferiscono ulteriore salinità. Grande equilibrio per 14° di alcol, bilanciati da acidità e materia che dimostrano tutta la loro consistenza.
Beva gratificante fino alla fine e palato di grande temperamento, che resta a lungo conquistato da speziatura e salinità salmastra non comuni.




mercoledì 22 ottobre 2014

Vini di Vignaioli 2014 | Fornovo di Taro




Domenica 2 e lunedì 3 novembre, appuntamento imperdibile, in quel di Fornovo di Taro, in provincia di Parma, per la consueta manifestazione di Vini di Vignaioli, giunta quest'anno alla tredicesima edizione

Raccomando questa kermesse, in special modo, a coloro che seguono, con attenzione, il mondo vitivinicolo bio. Un modo per entrare in contatto diretto con i vignaioli.

Anche quest’anno oltre un centinaio i vignaioli presenti, con la possibilità, come al solito, di acquistare i vini in degustazione. Ma Vini di Vignaioli non è solamente vino, troverete infatti un padiglione di prodotti agroalimentari, nonchè una sezione riguardante l'editoria di settore.

L’elenco completo delle aziende presenti, gli orari della manifestazione e altre info, consultando il sito.

martedì 21 ottobre 2014

Aoc Champagne Mailly-Champagne Brut Nature s.a. Francis Boulard




Mailly-Champagne è un piccolo villaggio della Montagna di Reims, area dominata per il 65% dalla coltivazione del Pinot Nero. La specificità di questo terroir consiste nel fatto che qui le vigne hanno, in gran parte, esposizione nord, ergo, maturazioni più lente che conferiscono alti livelli di freschezza. Aggiungo, infine, che qui il Pinot Noir è meno potente, ma ha più eleganza, di quello, ad esempio di Ambonnay.
Proprio qui Francis dispone di 0.60 ettari di vigne e da qui proviene questo assemblato 90 Pinot Nero e 10 Chardonnay.
La mia boccia – brut nature - arriva direttamente dalla cantina del produttore ed esiste anche in versione extra brut. Come riporta la retro etichetta, si tratta della vendemmia 2008, cui è stato aggiunto un 30% di vini delle annate 2007 e 2006 e ha due anni abbondanti di sboccatura (3 settembre 2012).

Il calice è oro chiaro, con bagliori verdi e una dritta catenella di bollicine molto filanti.
Il naso non tradisce l’assemblage, con la bacca nera che rivendica il suo ruolo mediante un dispiego notevole di fruttini rossi – lampone, ribes, fragola e ciliegia – ma anche bianchi – mela Golden, pera - cui seguono note agrumate e burrose, un po’ di pane tostato e un preciso profilo minerale, percorso da ricami salmastri.

In bocca entra fresco, ampio e vinoso, dritto, ma senza spigoli e di effervescenza vellutata. Uno champagne che trova subito la sua strada, anche al palato, e si sviluppa richiamando gli stessi aromi olfattivi, con il frutto molto operativo, pulito ed espressivo, raffinati cenni di mandorla e una dinamica tessitura minerale, precisa e costante.

Il dosaggio zero, non è fine a se stesso, ma sostenuto da ottima materia e bella acidità, con quel giusto tocco di Chardonnay che affina la bacca nera.
Equilibrio e giusta struttura per una bevuta vibrante dal primo all’ultimo sorso, in continua progressione. Finale teso e rinfrescante, profondo e molto persistente con ritorni speziati, salmastri e minerali molto puri.
Scialatielli con colatura di alici.


domenica 19 ottobre 2014

Igt Sicilia Grillo 2011 Barraco





Nino Barraco sappiamo chi è, cosa e soprattutto come lo fa, in quel di Marsala. A chiacchiere tutti fanno il vino in vigna. A chiacchiere. Nino, lui, è tra coloro che può sostenere, a pieno titolo e senza tema di smentita, di farlo in vigna.

Stappo e verso nel calice questo liquido dorato e luminoso. Annuso e lo trovo, inizialmente, un tantino riservato, timido, quasi volesse nascondersi. Tuttavia, un quarto d’ora gli è sufficiente per non tradire la sua origine.
Nino sei sicuro che, per fare prima, magari senza volerlo, non hai imbottigliato… l’acqua del mare che accarezza le tue vigne?
Al naso è diretto, pulito, franco e avverto, inequivocabilmente, ciò che le viti, col loro respiro, hanno trasferito negli acini: la salsedine, il salmastro, lo iodio, il sale, il minerale, l’alga. In mezzo a questi vortici marini, si ritaglia il suo spazio anche un’onda fruttata di agrumi, fichi, albicocche, con una increspatura di mandorla.

In bocca freschezza vibrante, a fortissima prevalenza iodata, salata, con marginale presenza di frutta gialla. Durata del flacone brevissima e inversamente proporzionale alla sua persistenza. Sul palato, salmastro e salato, minerali avvolgenze di alga e ostrica, con un tocco di scorza di cedro.

P.S. Leggendo il volume alcolico in retroetichetta – 14.5 gradi – mi sorge il dubbio che non sia acqua marina. Eppure, proprio questo impeccabile controllo e bilanciamento – per tutta la boccia alcol mai e sottolineo mai pervenuto – non dissipa tutte le incertezze sul quesito iniziale. Magari! A scanso di malintesi e fraintendimenti, puntualizzo, anche e soprattutto 4 dummies, che sto ironizzando.

P.P.S. Coloro che, spesso e giustamente, mi rimproverano di non indicare l’abbinamento, sappiano che gallina bollita, bagnetto verde e patate fritte, hanno esaltato le peculiarità di questo Grillo, evidenziando inoltre, il suo formidabile potere sgrassante.
Che bevuta, Nino.





Ho raccontato un altro Grillo a questo indirizzo:



giovedì 16 ottobre 2014

Piacere Barbaresco 2014 | Barbaresco




Segnalo, per questo fine settimana – sabato 18 e domenica 19 ottobre – l’appuntamento con l’ottava edizione della kermesse, organizzata dall’Enoteca Regionale del Barbaresco, in collaborazione con i comuni di produzione.

Quest’anno il focus riguarderà le annate 2009, 2010 e 2011 e vedrà la partecipazione di oltre cinquanta produttori, per oltre cento etichette in degustazione, con possibilità di acquisto dei vini assaggiati, presso l’attigua Enoteca Regionale.

La manifestazione, come di consueto, si terrà presso il Salone Consigliare del Municipio di Barbaresco, con orario 10-19, al costo di 20 euri per un giorno e di 35 euri per le due giornate.




mercoledì 15 ottobre 2014

Igp Venezia Giulia Verduzzo 2007 Bressan




Ho scritto, non molto tempo, fa di un macerato che non mi aveva convinto.
Resettate tutto e voltate pagina, qui è altra storia.

Vendemmia un po’ tardiva e lunga macerazione per un calice aranciato carico e intenso.
Al naso è freschissimo e con un forte incipit minerale, su cui si sviluppa una valanga di frutta gialla, anche tropicale – albicocca disidratata sugli scudi, nettarina e agrumi confit, fichi e datteri – una punta di miele, qualche erba essiccata di campo e una pulita nota ammandorlata.

Il palato, impressionante per freschezza e allineato in tutto e per tutto – come da ordini di Fulvio! – amplifica l’espressione olfattiva, con l’ampia connotazione fruttata – anche qui moltissima albicocca, datteri e cedro candito – che si divide il proscenio, senza pasticci, con convincenti e forti tinte di sapida mineralità.

Bottiglia equilibratissima, con la lunga macerazione che non ha affatto intaccato l’acidità e la verticalità dell’assaggio. Una piacevole verve tannica, ha contribuito a slanciare un sorso – pieno, asciutto e di fluida beva - che si è rivelato lungo, parecchio persistente e ha chiuso con netti rimandi di mandorla, dattero e sigaro.
Tranquilli, non ho fumato e non sto ridendo, in tavola solamente un assortimento di formaggi, a pasta dura, stagionati.

Un vino non facile e non per tutti, di carattere, con le palle, che non le manda a dire, come è nello stile del suo papà vignaiolo.
Per me un altro viaggio, appagante e indimenticabile, nell’enomondo di Fulvio.


martedì 14 ottobre 2014

Bollicine, Paranoie & Complessi di Inferiorità




Nei giorni scorsi, zappando sulla rete, mi sono imbattuto in una serie di ameni virgolettati – che prendo per buoni - rilasciati da Vittorio Moretti, fondatore e presidente dell’azienda franciacortina Bellavista, nel corso di un’intervista.

Nello specifico un passo non, ribadisco non, mi ha colto in contropiede: “…oggi a Erbusco produciamo il Bellavista, uno spumante che se la gioca alla pari con gli champagne francesi”.

Spumante, alla pari con gli champagne.

Oggi niente pistolotti e niente retorica.

Sorridere? Piangere?


lunedì 13 ottobre 2014

Aoc Champagne Blanc de Blancs Latitude Extra Brut s.a. Larmandier-Bernier




Il Latitude è uno Chardonnay in purezza, le cui uve provengono tutte dalla stessa latitudine, precisamente nella parte sud del villaggio di Vertus. E’ uno dei tanti Champagne che viaggiano abbastanza bene all’ora dell’aperò.

Giallo oro brillante, parte con una marcia olfattiva più incline al fruttato – limone, pompelmo e mela - che al floreale (timo). La classica espressione minerale e gessosa chiude, in progressione, questo percorso, onestamente un filo avaro, o magari solamente reticente.

In bocca non si disallinea, in buona sostanza, da quanto dimostrato al naso, con qualche lampo di agrume giallo ad illuminare un cielo molto gessoso e (troppo) acido, con una bollicina tesa e molto abrasiva.
Il Latitude passa velocino e saluta, con poca longitude.

Cosa è mancato? Quella conditio (o condicio) sine qua non, sulla quale batto da sempre: equilibrio.
Peccato, anche considerando che costicchia e mordicchia già un tot.

Allargando il discorso, senza per questo voler sostenere che di notte tutte le vacche siano nere, gli Champagne provenienti da questo villaggio – duri, austeri e, talvolta, inflessibili - continuano a non entusiasmarmi, anche scalando fasce di prezzo.
Sempre pronto, nondimeno, a cambiare idea davanti a un sorso étonnant.


venerdì 10 ottobre 2014

Igp Sicilia Saray 2009 Porta del Vento



Avevo ancora sete, dopo cena, di qualcosa di “caldo”, ma non distillato, di qualcosa che mi facesse da guanciale. Scendo in cantina, lo punto, lo estraggo dalla rastrelliera, 13 gradi lui, uno in più la cave. Aggiudicato.

Ho già scritto altre volte - mai abbastanza, lo so - dei vini di Marco Sferlazzo.

Il Saray è Catarratto, in purezza. Quell’ambrato – trenta giorni sulle bucce, senza solforosa, con lieviti indigeni - radioso, solare e vibrante, che dapprima ti incuriosisce la vista, ti corteggia il naso poi e, infine, ti conquista e ti possiede il palato.

Naso loquace e sincerissimo, che non abiura le sue origini. Di freschezza martellante, sguinzaglia le peculiarità siciliane, partendo dalla frutta – melograno e dattero, melone e albicocca, un mix di agrumi – per toccare le espressioni vegetali delle macchia mediterranea isolana.
Un solido impianto minerale e salmastro mi spedisce in overdose i recettori.

La stessa, incitante e asciutta freschezza, la incontro al palato, che certifica la traduzione, armoniosamente simmetrica, degli aromi olfattivi in sapori. Riecco la frutta gialla e rossa, con la scorza di cedro, l’albicocca e il dattero davvero svettanti, mentre sale ancora di intensità l’aspetto salmastro, con picchi salini sferzanti.
Sorso di carattere, lungo e assai persistente che, con il dilatarsi della temperatura, mi regala un finale di mandorle, spezie e fichi sciroppati.

Con le stesse cure che riserviamo ai rossi, iniziando dalla temperatura. Me raccumanno.


martedì 7 ottobre 2014

La Conchiglia | Arma di Taggia




Due dubbi amletici (il primo risolto, il secondo sulla via):
1.dopo che ci sono stato, solo per puro piacere, e senza affatto pensare alla rece, ve la racconto, con le foto che, comme d’habitude, sono ciò che sono?

2.spoilerare o rinviare tutto alla fine?

Si sta troppo bene nel dehor, ci sarà tempo per accomodarsi nella elegante sala interna. 

Alla carta, oppure un menù di cinque portate più caffè, tariffato a 65 euri. Folle non sceglierlo.



Warm-up


Da una ampia e raffinata carta dei vini, scelgo questo vigneron, a me sconosciuto


50 & 50
Chardonnay da Rilly la Montagne e Pinot Nero da Ecueil
Fine & Equilibrato



Filetto di pescatrice cotta in bianco su vellutata di patate, salsa balsamica e porri fritti



I piatti arrivano così



Calamaretti di lampara in zemino coi carciofi



Tagliolini 40 tuorli conditi con granseola, pomodoro e peperoncino





Dopo che vi ho raccontato l’88…in fasce ma l’impronta c'è.
Aromatico, miele, pesca, agrumi.
Idrocarburi e mineralità in fieri



Pagello cotto in tegame su zoccolo di patate e erbe aromatiche



Cannolo di pan di spezie su gelatina di lamponi e piccoli frutti rossi



Il classico, e intramontabile, di casa: mousse al tabacco...



 ...con accoppiata da urlo libero



Piccola, croccante e sapida




Accoglienza: elegante, senza affettazione e, allo stesso tempo, familiare.

Materie prime di qualità indiscutibile.

Cucina: mai pindarica, precisa, sobria, equilibratissima, con cotture impeccabili. Sempre.

Servizio: gentile, amichevole, simpatico, professionale e attentissimo.

Temperature di correttezza maniacale, dal primo all’ultimo boccone, per le portate calde. 

Tavola d'Autore, chapeau-bas!





domenica 5 ottobre 2014

Aoc Champagne “Les Demoiselles” Brut Rosé s.a. Agrapart & Fils




Delle (s)regole, che potrebbero mutarsi in tegole, circa la (s)conservazione delle bottiglie.
Trovare questa bottiglia in una famosissima enoteca parigina, in bella mostra, sull’attenti e sotto la luce da chissà quanto tempo, girata e rigirata, presa, (s)pos(t)ata, ripresa (con e senza flash), filmata e abbandonata, nonchè vittima di chissà quante mortificazioni termiche.
Che fai l’abbandoni? Accetto la sfida, sfiga compresa.

Rosé d’assemblage, con Avize, Oger, Oiry e Cramant - villaggi Grand Crupushers di Chardonnay, con un 7% di Pinot Nero da vigneti di Cumières.
Prise de mousse maggio 2006, “educata” (il termine sboccata non si addice, oggi) ottobre 2008. Maltrattata da mo’, aspettava me, sicuro. Quando Les Demoiselles chiamano, Il Duca risponde.

Il tappo spinge e non finge. C’è vita qua dentro.
Agli occhi l’eleganza e la fragranza del(la) rosa esile e sfumato, il brillio, lo charme.
La spuma è travolgente, (V)inondante e sotto, controluce, si ammira un bollicina di grana finissima, dritta e incessante.
Sonnacchiosa e pigra per quasi una mezz’oretta. Poi parte come il primo violino dell’orchestra e accorda tutti i solisti, quorum ego, solista a modo mio.




Stende, in primis, per una freschezza straordinaria, che lascia sbigottiti. Qui di ossidazione neanche l’ombra. Sembra sia passato qualche mese dal degorgio.
Rosa, rosa e ancora rosa, con la violetta che se la gioca con altre erbe aromatiche. Poi il frutto, sfaccettato e multistrato: litchi e lampone, arancia e mirtillo, anguria e fragolina.
La cornice minerale è ancora, al momento in via di definizione. Arriverà, eccome se arriverà, più tardi e saranno schiaffoni per tutti.

In bocca parte lento e vinoso, riallacciandosi, con delicata lucidità, al lessico olfattivo, mentre affiora già una notevole ossatura acida che, tuttavia, esploderà da metà boccia in avanti e allora sarà estasi e rapimento. La parte fruttata si allarga, con i toni speziati e minerali che assurgono a direttori d’orchestra - senza mai ostacolarsi - e il salino che intraprende la sua progressione.
Il mirabile grip acido proietta il sorso, trasformandolo in sinfonia, all'interno della quale i numerosi solisti si inseriscono con sincronismi svizzeri.
Termina il liquido, non la persistenza che fodera, in modo interminabile e integrale, il palato con spezie, gesso e sapidità inconsuete e stupefacenti.
Pulizia & Precisione, Materia & Equilibrio.

La (s)conservazione nelle boutiques, una (s)regola che si sgretola?





giovedì 2 ottobre 2014

Igt Venezie Ribolla Gialla 2007 Terpin




Due premesse: seguo con attenzione - e bevo e scrivo sovente di questa tipologia di vini -  a tutto tondo e scevro da preconcetti, tutto il movimento e i movimenti dei vini naturali, vinoveristi, vinnaturisti e compagnia; non mi piace fare il bastian contrario tanto per.

L’acquisto di questo boccia, fatta alla scorsa edizione di Vini di Vignaioli a Fornovo mi è stato suggerito da più parti, chiacchierando con molti appassionati ed esperti che frequentano i banchi d’assaggio di queste rassegne.
Io naturalmente mi sono fidato e ora sono qua a raccontarvela.
Sgombro il campo da equivoci e vi dico che qui non discuto né il lavoro, né la serietà del produttore, tuttavia questa interpretazione del vitigno non mi ha affatto convinto, a dispetto di belle recensioni che ho letto da più parti e che rispetto.

Questo è un orange wine, macerato, tanto per capirci, che passa una decina di giorni, o giù di lì, sulle bucce. Io sono dell’opinione che, non sempre, ma molte volte, la (lunga) macerazione, finisca per far perdere il varietale al vitigno e generi omologazioni.

Nel calice alta viscosità per un oro d’antan, un filo torbido. Al naso si rivela piatto, privo di freschezza, con sentori di agrumi canditi, un tocco di fieno, camomilla e tanto miele.

In bocca non cambia passo, entra fiacco e strutturato, pur con i richiami delle suggestioni olfattive. Il sorso, molto grasso e corpulento, è fermo ai blocchi di partenza, per via di una acidità che non arriva, e non arriverà, ergo, bassa tensione di beva. E’ mancata, infine, la caratteristica che trovo nei vini di quelle zone: la classica mineralità carsica.

Ora, senza farne un casus belli e al di là del fatto che, come sostenuto alla irritazione, una sola boccia non sia assunto sufficiente per enucleare modelli generali attendibili e veritieri, mi interrogo se, nei bianchi, sovente il varietale non risulti mortificato dalla (troppa) macerazione.