venerdì 15 aprile 2016

Bollinger Champagne Grande Année Rosè 2005




I rosè, in Bollinger, videro la luce solamente dopo la morte di Madame Lily, la quale, ebbe a manifestare, a più riprese, di non amare affatto tale tipologia.

Conoscendo la versione “bianca”, della GA, nutro certe aspettative, che non sempre, o raramente, vengono rispettate. Va da sé che il discorso, per quanto mi riguarda, lo allargo a quasi tutte le altre maison, con pochissime eccezioni.

Il 2005, millesimo con più di un problema – non è il 2002, tanto per capirci - è rosé d’assemblage, con Pinot Nero 72 e Chardonnay 28, con l’aggiunta di un 5% di vino rosso, proveniente dalla celebrata parcella Côte aux Enfants.

La mia boccia – dègorgèe settembre 2014 - l’ho trovata “avanti”, mentre l’avrei preferita “davanti”, già dalla cromia, in cui l’arancio, brillante, è più di un semplice riflesso.
La delicata espressività del naso è matura: cannella, fiori, pesca e albicocca, profilo boisé sporgente e sigillo minerale non così pronunciato.

Al palato, l’andatura cambia leggermente e si migliora un filo, ma non al punto da farmi ricredere e recedere dalle mie convinzioni. Una maggior freschezza conferisce più dinamismo e ampiezza agli aromi, soprattutto sotto l’aspetto fruttato-speziato, con la bacca nera che cresce e ora “spalleggia” più consapevolmente.
Sorsi di persistenza e lunghezza misurate, con rimandi di fruttini rossi, ribes in particolare, e un notevole carico di tostature.

Come non convenire con lo scetticismo in rosa, non così cervellotico, di Madame Lily?






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