venerdì 29 aprile 2016

Chateau La Nerthe Châteauneuf-du-Pape 2007




Questo rosso d’assemblaggio – 48 Grenache, 29 Syrah, 22 Mourvedre e saldo di Cinsault - a nove anni dal millesimo indicato, pensavo mi consegnasse una boccia con caratteristiche che andassero oltre il banale concetto di “pronta da bere”.
Mi sbagliavo, ma poco male, anzi, è certamente un bene, giacchè le altre, di cui ancora dispongo, ceteris paribus – nulla a che spartire con il bus turistico di Parigi – possono starsene molti anni ancora à l'abri de la lumière.

Non fraintendermi, la bottiglia si può bere, mancherebbe altro, dal momento che, tanto le impressioni olfattive, quanto quelle gustative, già gratificano. Tuttavia, giro ai naviganti/bevitori, il messaggio che accompagna i sorsi: ”enormi margini di miglioramento”. O, detto altrimenti, si è in attesa che dalla soddisfazione, sbocci l’emozione.

Nella fattispecie, mi ha sbalordito quanto questa materia - senz’altro di prim’ordine, ma è lo c9dp annata, non la selezione - dopo quasi due lustri, mantenesse ancora altissime cifre di freschezza e vinosità, con una grana tannica fine, ma davvero potente.
La frutta scura, amarena e ciliegia in primis, dettano legge, seguite da prorompente mineralità e sottili scie speziate, mentre sono in via di completamento, sfumature di legni pregiati. E quando scrivo legni pregiati, significa che il falegname vive ...in vacanza da una vita, tra una discesa e una salita (cit.). Si intuisce che tutta questa l’opulenza, una volta affinata dal tempo, saprà vestirsi di elegante complessità.

Data la mia sana invidia, verrebbe da scrivere fottut@ giovinezza.


martedì 26 aprile 2016

Dossi Retici Nebbia in Valle 2011




A pochi chilometri da Sondrio, Montagna in Valtellina, c’è un tale Credaro Bruno, franco e perseverante vignaiolo part-time, che produce questo assemblato al 95% Chiavennasca – così qui chiamano il Nebbiolo – con due vitigni autoctoni a saldo, un 3% di Rossola e un 2% di Pignola.
Ho incontrato Bruno, all’ultima edizione di Vini di Vignaioli e già l’assaggio mi era piaciuto, al punto da convincermi all’acquisto di alcune bocce.

Al naso balzano i piccoli frutti di bosco – lampone, mirtillo e ribes – con tocchi aromatici di erbe di montagna e di spezia, all’interno di un quadro di vivace mineralità.

Il palato, di fresca verticalità, è garante dello schema olfattivo, tanto nel confermare la frazione dei fruttini rossi, quanto nel conferire una forte dimensione di mineralità rocciosa al sorso, il quale, con il passare del tempo, si allarga, si fa più complesso e strutturato. Finale di piacevole allungo, su tocchi di spezia scura e inserti salini.

Sarà pure “nebbia in valle”, ma stai certo che questo è bicchiere davvero sereno.




sabato 23 aprile 2016

Il Genio di Minneapolis




Dj Il Duca


Le tue canzoni sempre riempipista


#thegenius

#purpleheaven

#PrinceRIP

#RestInPurple




venerdì 22 aprile 2016

Agrapart & Fils Champagne 7 Crus Brut s.a.




Come ricordato fino alla noia, considero il prodotto di ingresso, la cartina al tornasole, nel bene e nel male, identificativa di ogni maison, e questo di Pascal e Fabrice, lo è, ovviamente, nel bene, più che bene, più che mai.

Si tratta di un pure Chardonnay, le cui uve provengono, come indica l’etichetta, da sette diversi crus. Affina almeno tre anni sui lieviti, malò sempre svolta, remuage e dégorgement rigorosamente manuali; la mia è stata sboccata a dicembre 2013.

Naso vivissimo e caleidoscopico, con fiori gialli freschi, mela Granny in doppia cifra, botta di agrumi – mandarino e chinotto – sensazioni vegetali e di nocciola, il tutto sorretto da una intelaiatura minerale marina di forte impatto.

Effervescenza cremosa, per una bocca svettante in acidità e di salivazione formidabile, mentre lievita l’intensità del contesto minerale, sempre più gessoso, sempre più iodato, con nuances di cedro, origano e timo, a fare da corollario. Chiude sapido, con percentuali bulgare di profonde persistenze marine, ostriche in primis.


martedì 19 aprile 2016

Michel Issaly Blanc Les Cavaillès Bas 2013




Michel Issaly è il vigneron che si celava, fino a pochi anni fa, dietro il Domaine de la Ramaye e che ora ha voluto fosse proprio il suo nome e cognome a comparire in etichetta.

Gaillac, Midi-Pirenei, ah, il Mauzac. Ho dei bellissimi ricordi di quando si beveva, tanti anni fa, con gli amici, una Blanquette de Limoux, formato magnum – ne abbiamo fatte fuori a bancali – costituita, quasi in purezza (94%), dal quel vitigno.
Questo, tuttavia, non è mc, siamo al di sotto di quella percentuale bulgara (70%), con altri due vitigni rigorosamente autoctoni, un 20 di Len de L’el e 10 di Ondenc.

Per me, Les Cavaillès è il migliore della batteria di vini prodotti da Michel, vini che, dato il suo pressochè nullo interventismo, talvolta, presentano ancora imprecisioni e/o difetti.
E’ un vino che gli assomiglia molto, ha quel carattere e quella complessità che ritrovi chiacchierando con Michel.

E’ vin de terroir, che si sviluppa tra aromi di pane grigliato e di frutta – mela e pera – tra fiori di campo e nocciola tostata, con una salda impronta minerale.
In bocca, coerenza e complessità crescono, gradatamente, ma progressivamente, senza soluzione di continuità, in virtù di una materia densa, che sa regalare sorsi di nitore convincente. Chiusura affilata e mineralissima, di media durata, con spunti fumé.