venerdì 29 luglio 2016

Jacquesson Champagne Cuvée n° 730 Brut s.a.




Ormai con le cuvèe numerate dei fratelli Chiquet sono un habitué, anche per via dei tempi (lunghissimi) di sboccatura.

48 parti di Chardonnay, 20 di Pinot Meunier e 32 di Pinot Nero, con base vendemmia 2002 per il 60%, vins de réserve per la rimanenza, dosaggio 3,5 gr./lt e dégorgement nel terzo trimestre 2006.

Svetta per un finissimo perlage e tanta freschezza, praticamente intatta, nonostante tutti questi anni. Crema pasticcera, mista a note agrumate, anche confit, nocciola e sottobosco, sfumature di cipria e lavanda, costituiscono l’elegante trama olfattiva, impreziosita da una accurato, quanto incisivo, tratteggio minerale.

Grip da vendere, anche in bocca, effervescenza sottilissima, nonchè la riconferma dell’andamento olfattivo, con ulteriore consistenza dell’allestimento minerale.
Sorsi di qualità, la cui tensione gustativa è in dinamico e continuo sviluppo, ergo, da assaporare molto lentamente.
Verticalità mai arrendevole, persistenza significativa, con lunghi e radicati richiami di caffè e di sapida gessosità marina.




martedì 26 luglio 2016

Domaine Roc d'Anglade Roc d’Anglade Rouge 2008




I vini che produce Rémy Pédréno in Languedoc sono splendidi e, anche questo millesimo, in rosso, non deroga. E’ un assemblaggio, le cui percentuali variano, di qualche punto, di anno in anno, con il Carignan sempre prevalente (circa il 40%), mentre Grenache, Syrah e Mourvèdre, se la giocano, grosso modo, in parti uguali.

Forse la principale caratteristica – non l’unica, sicuramente - è la freschezza dei vini di Rémy, in virtù dell’esposizione a nord della maggior parte dei vigneti, esposizione che consente ai grappoli di beneficiare e immagazzinare tutta quella freschezza.
Infatti, la prima sensazione che colpisce, dritto al naso, è proprio di freschezza esplosiva, arricchita da sentori di ciliegia e cassis, fragola e lampone, un tocco floreale (rosa), completata da garrigue e leggeri cenni di spezie.

Al palato, oltre a pregevole freschezza, è l’ampiezza e il nitore degli aromi a dettare il ritmo, con la riprova della stesura fruttata, che qui riflette, maggiormente, quella scura, nonchè l’emergere di un cotè speziato, che mi ricorda la Borgogna.
Sorsi compulsivi, di gran cesello e di fine equilibrio, dai tannini aggraziati, per un finale lungo, ricco di liquirizia e spezie, arancia e frutta scura.

Bevuta leggiadra e di luminosa tensione, in 12,5 di silhouette alcolica.



venerdì 22 luglio 2016

Charles Heidsieck Champagne Blanc Des Millénaires 1995




E’ la Cuvée de Prestige, solo Chardonnay, dai migliori vigneti della Costa dei Bianchi, solo acciaio, come del resto tutta la gamma C.H., malò svolta, la bellezza di diciotto anni sur lattes, nelle crayeres maison, con sboccatura dicembre 2014.

Il primo impatto, nonchè vero filo conduttore, dal primo all’ultimo sorso, è la freschezza, che comunica formidabile ed eclatante giovinezza.
Tale peculiarità costituisce l’ossatura, attorno alla quale, fioriscono una successione clamorosa di elementi gustolfattivi, di primissimo ordine, non così scontatamente riscontrabili nelle top cuvée.

Il capolavoro inizia con un finissimo e meraviglioso perlage e continua con un naso stratosferico di crema pasticcera e brioche, burro e nocciola, thè e gelsomino, mela cotogna e cedro, spezie e tabacco, cacao e ardente mineralità iodata.

Il capolavoro si sublima in una bocca sontuosa, dominata da complessità e struttura, quasi inarrivabile quanto a coerenza e ricchezza aromatica. “Pappa e ciccia” tra grassezza e raffinatezza, per una girandola di sorsi emozionanti, di profondità deeeply underground, persistentissimi, in un ciclone inarrestabile di sapide mineralità gessose e marine, zenzero e muschio, cioccolato bianco, albicocca…

Il vero, l’unico, Chardonnay della Champagne, quello della Côte des Blancs.
Non cercarlo altrove. 

Incroyable, inoubliable.





martedì 19 luglio 2016

Haderburg Riserva Hausmannhof Brut 2002




E’ la cuvée de prestige di Haderburg e, invocate le sacrosante proporzioni, qui di prestigio ce n’è.
E’ un pure Chardonnay, solo uve bio, di proprietà, coltivate nell’omonimo maso, niente malò, oltre otto anni sui lieviti, avvalorati dalla sboccatura del settembre 2011.

E’ oro brillante, con sottile e persistente effervescenza.
Un freschissimo scrigno, di elegante bouquet e ricchezza di sfaccettature, al cui interno racchiude rocciosità minerale, pane tostato e crema pasticcera, una croccante mela verde e tanta frutta tropicale, fiori gialli di montagna e nuances di  frutta candita.

La bocca, dinamica e fedele continuazione delle impressioni olfattive, si distingue per una forte valenza fruttata – banana, mela e cedro – e minerale, con intarsi di mandorla e fichi secchi. Il sorso, intenso e di grip verticale, mai arrendevole, si arricchisce, strada facendo (e, ahimè, finendo) in complessità, terminando con una fresca scia sapida e speziata, ma sacrificando qualcosa quanto a persistenza.

Per me, uno dei migliori metodo classico italici; dell’Alto Adige, sicuramente il migliore. Great job, Alois.


venerdì 15 luglio 2016