martedì 9 febbraio 2016

Ca’ Viola Bric du Luv magnum 2005




E’ risaputo che il formato magnum ha sempre un altro passo, quantomeno una marcia in più e, nemmeno stavolta, il “principio” viene sconfessato.

E’ un assemblaggio, da vecchi ceppi di Barbera (95%), con piccolo saldo di Nebbiolo. Macerazione di 25 giorni e poi barriques e tonneaux per 16/17 mesi.

L’acidità piace e picchia ancora duro, viceversa il passaggio in legno è stato assorbito, direi abbastanza bene, giusto qualche sfumatura di vaniglia, mentre alcuna sbavatura circa la cromia, ancora rubino compatto, con vene violacee.

Al naso è lei, con una freschissima e notevole dose di frutto - fragola, ciliegia e mora – un lieve cenno speziato, unito, come ricordato, a leggeri tocchi vanigliati, tuttavia priva di un consistente timbro minerale.

In bocca è verticale, di acidità incalzante, con il carattere fruttato determinato e determinante, ma anche prevalente e una carica tannica ancora potente.
Sorso richiama sorso, inarrestabilmente, grazie a questa acidità che crea dipendenza. Struttura ma anche equilibrio, per una chiusura dai forti richiami balsamici.


sabato 6 febbraio 2016

Thank you, Maurice




Dj Il Duca


Il fondatore degli Earth, Wind & Fire, Maurice White, uno dei più grandi e indiscussi artisti della scena soul-black americana, nonchè produttore di artisti prestigiosi, si è spento ieri a Los Angeles.

Sono cresciuto con la tua musica, i tuoi vinili, i quali, una volta entrati nelle mie valigie non sono più usciti. La house music si è ispirata, e continua a farlo, attingendo samples, a piene mani, dai tuoi innumerevoli successi.

Thank you, Maurice

venerdì 5 febbraio 2016

G.H. Mumm Champagne Cuvée R. Lalou 1998




Persona illuminata e lungimirante, monsieur Lalou, presidente della Maison dal 1939 al 1973, con la vendemmia 1966 creò, con lo chef de cave dell’epoca, J.Barrot, questo assemblaggio - 50 Pinot Noir e 50 Chardonnay - che costituisce la Cuvée de Prestige della casa, che ha sede a Reims.
Prodotta solamente in annate ritenute eccezionali, passa otto anni sur lattes.

La tipa è nella mia in cantina, fin dall’uscita (2007) e il tempo, sempre galantuomo, me la consegna topa assai. E’ maggiorenne, il penale è scongiurato, si può fare, scarto la coiffe e penetro.

I profumi, all’inizio composti, ma già titillanti - ah, il Titilla privè - corrono lungo una traiettoria che contempla un riuscito mix di giovinezza ed evoluzione, se preferisci, fascino conferitole dalla maturità, ma nulla a che fare con (dis)attitudini attempate, piuttosto che sfiorite. Frutta secca e gialla – pesca e albicocca –  cioccolato bianco e scorza di cedro confit, gocce di miele e nocciola tostata. Tanta roba, “accesa” da un costante e crescente spaccato gessoso, che impenna…il naso.

In (di?) bocca ci sa fare, de put@ madre, grazie a effervescenza sottilissima e cremosità conturbante. Lo Chardonnay garantisce alti livelli di freschezza, qui maggiormente premiata, rispetto al profilo, leggermente più evoluto, del naso. Proprio il determinante contrappeso dell’acidità, disegna un palato compatto, stratificato e “in movimento”.
Resta integra, fino alla fine, la rispondenza gustolfattiva, con un’ascendente trama gessosa, trafitta da persistenti nuances fungine e tostature di pregio.

I cugini la chiamano maîtrise - padronanza, maestria – classe, per estensione, aggiungo io, da una tipa giovane, ma già esperta, con quella esuberante freschezza, in piena progressione, che ce la consegnerà, tra qualche anno, più scaltra e maîtresse del terzo peccato capitale.

Immantinente, ricorro al “rendimi casto, ma non subito” di Sant'Agostino. 




mercoledì 3 febbraio 2016

San Giusto a Rentennano Chianti Classico 2012




Dedico questi golosissimi sorsi a coloro – pochi, presumo - non abbiano mai avuto la possibilità, o meglio, la fortuna, di entrare in contatto con questo Chianti Classico, che più classico non si può.

In questa boccia - blend di 95 Sangiovese e 5 Canaiolo - trovi tanta qualità, Toscana fino al midollo e un prezzo più che praticabile (12-13 euri).

Il naso attacca freschissimo e ancora vinoso, con la frazione fruttata - arancia e ciliegia, lampone e fragolina - che mantiene barra dritta e occupa praterie nasali, interrotte, si fa per dire, da classiche incursioni speziate e minerali, unite a sentori di sottobosco.

Il palinsesto non varia al palato, anche se la distribuzione dei “pesi” cambia e, nel riconoscere maggior valenza agli aspetti minerali e anche floreali – violetta e rosa – ricolloca le piacevoli espressioni di frutta all’interno di un quadro più equilibrato.
Ben inserito l’elemento acido-tannico, all’interno di un sorso il quale, non solo dimostra pulizia di aromi, ma anche complessità e allungo.

Un bicchiere via l’altro, mi ritrovo, a bocc(i)a secca(ta), ma timbrata, coerentemente, da tocchi di arancia rossa, tabacco e cannella.


lunedì 1 febbraio 2016

Trapet Père & Fils Bourgogne Blanc 2011




Non faccio parte della schiera degli “abc” – anything but Chardonnay – anzi, adoro questo vitigno, meglio ancora quando arriva da un territorio d’elezione come la Borgogna. Ancorchè questo sia una semplicissima Appellation Régionale, qui c’è già classe, non disgiunta dal manico, da vendere.

Un bel cristallino dorato, dai riflessi verdi, per un naso di burro e delicati fiori bianchi – glicine e biancospino - la frazione fruttata che richiama la pesca e la pera, con piacevoli nuances speziate e minerali.

In bocca è elegante, di bella acidità, e pure un filo dolce, con la frutta bianca sempre in auge, che esplora anche territori esotici - mango e ananas – mentre guadagna in volume la sottile impronta minerale, molto assorta su aromi di pietra focaia. Termina, non molto persistente, tuttavia toute en finesse, su sfumate avvolgenze burrose e miele d’acacia.

Delicatissime coccole, da una Borgogna alla portata di tutti i portafogli.