venerdì 16 settembre 2016

Gosset-Brabant Champagne Cuvée Gabriel Grand Cru 2004




Una piccola maison – neanche 10 ettari - della Vallata della Marna, con sede ad Aÿ, proprio dirimpetto al palazzo di Bollinger. L’azienda, fondata nel 1930 e ora nelle mani dei nipoti Christian e Michel, pur non vantando una tradizione ultra centenaria, produce champagne di carattere, molto robusti, ma terroiristici.

Giacchè da queste parti il PN picchia di bella, a naso direi 100% bacca nera, tuttavia si tratta di un assemblato di 85 Pinot Nero di Aÿ - da vigne di 40 anni – e 15 Chardonnay, proveniente da Chouilly, vinificazione parcellare, 7 anni sui lieviti.

Tanto al naso, quanto in bocca, la bacca nera impone nettamente il suo ritmo, più dettato dalla potenza che dall’intensità. Ne scaturisce un quadretto dove sono i descrittori classici della bacca scura a schiacciare e, di fatto, sopraffare, quelli dello Chardonnay.
E allora largo, prepotentemente, a frutti e fruttini rossi maturi, con qualche rivolo di pasta di mandorla e una discreta timbrica minerale, a tratti temporeggiante.
Non mancano lunghezza e persistenza aromatica, ancorchè il sorso risulti leggermente ostacolato dalla traboccante struttura del PN.

Troppi muscoli, per un cultore dello Chardonnay.


venerdì 9 settembre 2016

Pol Roger Champagne Sir Winston Churchill 1999





Mon Dieu, c’est mon anniversaire, dunque si stappa qualcosa di speciale.
Ti risparmio gli ormai logori luoghi comuni, circa l’amore smisurato del grande condottiero per questa Maison e, nel particolare, per questa cuvée.
Anche io, molto, ma molto più modestamente, nutro grandissima ammirazione per questa casa di champagne, il cui stile è, da sempre, nelle mie corde.

La cuvée de prestige, solo da vigneti Grand Cru, è un assemblaggio a dominanza Pinot Nero, con saldo di Chardonnay, le cui percentuali restano un segreto di famiglia.
Dieci anni di sosta nelle cantine, a 33 metri di profondità, mi consegnano un tappo in forma smagliante, un calice oro raggiante, nonchè un perlage finissimo e “nervosamente” inarrestabile.


 

Naso freschissimo e molto intenso, inizialmente più con il passo e le peculiarità della bacca bianca. Candide avvolgenze di crema pasticcera, biscotto croccante e mandorla grigliata, con generosi inserti di albicocca, pesca gialla e mango. In seguito, il coté pinotnereggiante si fa largo, con puntuali tocchi di humus, fragolina, lampone e ribes, impreziosito da nervature speziate – pepe e zenzero – e affilati spunti minerali.
Un turbine di sensazioni che si rincorrono e svelano, continuamente, nuove sfaccettature, talora più fresche, talora più evolute.

Bollicina perfetta, per una bocca magistrale e opulenta, la quale ristabilisce e riconosce il dominio della bacca nera, senza, peraltro, ne risulti scalfito l’equilibrio generale, davvero di pregio, anche per quanto attiene il rapporto freschezza-maturità.
Armonica struttura, complessità e cremosa eleganza, con la timbrica fruttata in forte evidenza, seguita da zafferano e folate gessose.
Salivante tensione, lunghezza e persistenza (quasi) interminabili, con elettrici ritorni di zafferano, misti a caffè e tabacco biondo.

"Mes goûts sont simples, je me contente aisément de ce qu'il y a de meilleur"
(Sir Winston Churchill)


 

martedì 6 settembre 2016

Château Mentone Rosé Cuvée Spéciale 2015




Sempre in Francia, ancora in Provenza, per un altro rosé bio, assemblato con 70 Grenache, 20 Cinsault e saldo di Clairette.

Attacca con un bel naso, ricco di fragolina e ciliegia, un tocco di anice, fiori bianchi e delicata speziatura. La paletta aromatica si mantiene, con ordine, anche al palato, dove sono ben avvertibili le impressioni olfattive, dimostrando, inoltre, discreta complessità. Non sempre, tuttavia, sa frenare lo slancio alcolico (13.5°) il quale, in più di un’occasione, sculetta pericolosamente, facendo perdere, sensibilmente, leggiadria al sorso.
Chiude con modesta persistenza, con leggeri risvolti balsamici e speziati.


venerdì 2 settembre 2016

Vouette & Sorbée Champagne Blanc d'Argile Extra Brut s.a.




Il post di oggi, mi offre l’opportunità di rispondere a coloro i quali, mi domandano, come mai gli champagne della Côte des Bar, la zona più meridionale dell’area Champagne, non bazzichino sovente questi pixel.
Molteplici le concause e, qualcuna, già richiamata in precedenti occasioni.
In primis, lapidariamente, ma efficacemente, la liquido così: ”Borgogna nord con le bolle”.
Articolando un tot il discorso - qui comunque troppo lungo, stucchevole, senz’altro discutibile e, in definitiva, forse inutile – ritengo questi suoli, storicamente, non dispongano di quella vocazione da nobile effervescenza con la C maiuscola. Storicamente e geologicamente, soprattutto geologicamente.
Con l’eccezione, forse, di Montgueux, l’enclave baciata dal gesso, dove lo Chardonnay ritrova, seppur parzialmente, il suo habitat.
Ergo, la situazione dell’Aube, è a pelle di leopardo, dove la bacca nera bastona di bella, a prescindere, con pochi e ispirati produttori.

Chi intendesse approfondire l’argomento, legga la storia, segnatamente la rivolta dei contadini dell’Aube del 1911 e, in seguito, vada conoscere queste bollicine, ne beva tantissime, compiendo un parallelo con quelle di Epernay e dintorni.
Io l’ho fatto e garantisco si tratti di un’esperienza fondamentale, ben oltre la mera didattica.

Fine di questo stancante pippone e sotto con i vini di Bertrand Gautherot: due da Pinot Nero in purezza, di cui un rosé de saignèe – struttura tanta, eleganza poca - e due da Chardonnay, un brut nature e il Blanc d’Argile, dal lieux-dit Bas des Biaunes, suolo estremamente argilloso, nome omen, tirato in circa 1500 bottiglie.

Al naso parte, lancia in resta, verticale, molto minerale e un filo oxyd, con la frazione fruttata che emerge dopo – nitida pera e bergamotto – e assiste al ritorno della grassa componente argillosa, con inserti di fieno e camomilla.

In bocca è rettilineo e la vigorosa mineralità continua a far, bene, la parte del leone, mentre l’effervescenza ha più di una increspatura. Di complessità ondivaga, termina fresco e intensamente minerale, con riflessi citrini ed erbe di campo.

Vino sicuramente di terroir, con il fattore prezzo, non secondario, prevalente sulla felicità.
Più in generale, fatto salvo il palato di ognuno di noi, sempre sovrano, sia chiaro e, messi da parte, sempre, tutti i preconcetti, parlare, sic et simpliciter, di gusti, spesso è riduttivo, quando non anche fuorviante.