lunedì 31 marzo 2014

Aoc Champagne Blanc de Noirs Brut s.a. Fleury





Pinot Nero in purezza per un oro d’antan nel calice, con una fine e persistente bollicina. L’impianto olfattivo è ricco, intenso e affascinante. Si dichiarano, in splendida forma, note di panificazione, fruttini rossi di bosco – lampone, ribes e fragolina – intrecciati da affermati sentori di agrumi – cedro e mandarino – all’interno di una cornice minerale di gran definizione.

Tutta questa ricchezza e complessità, trova abbondanti e convincenti conferme al palato. Bocca freschissima e profonda, equilibrata e cremosa, che riprende, accuratamente, il resoconto olfattivo, enfatizzando l’orditura tra espressione agrumata e minerale, con rimandi di speziatura dolce. Sorso strutturato e di gran pulizia, con persistenza di gran classe, da fuoriclasse.
Stratosferica l’accoppiata con risotto al nero di seppia.

Fleury non sbaglia, così come voi non sbaglierete nel sceglierlo.





Ho scritto di un altro champagne di Fleury qui:
 

venerdì 28 marzo 2014

Igp Rosso di Marco 2011 Marco De Bartoli





Si continua con un altro vino di questa che costituisce una delle mie (poche) aziende del cuore ed alla quale mi sento molto legato, in virtù delle persone che ci lavorano con totale serietà, passione e dedizione.
Un rosso siciliano nella cantina di un piemontese non è bizzarro? No, se si tratta di Marco De Bartoli.

Il Rosso di Marco – l’unico rosso dell’azienda, e che rosso - è Perricone in purezza, una cultivar autoctona, diffusa nella Sicilia occidentale, in particolare nelle province di Trapani e Palermo, da quelle parti meglio conosciuta come Pignatello. Il 2011 è la prima annata prodotta.

Al naso è formidabile. Racchiude i profumi della sua isola: frutta rossa e tantissimi agrumi, con la mora, il cedro, l’arancia e l’amarena che si rincorrono e si avvicendano con note, piacevolissime, di salsedine, sale marino, alga, che si mixano alla macchia mediterranea, a bacche di ginepro e ad una finissima trama speziata.

In bocca, pulizia e nitidezza sono emblematiche. Arriva prima la connotazione dolce della frutta, poi subentra la speziatura, la sapidità, la brezza marina, in un vortice di intense emozioni palatali. Equilibrio millimetrico, acidità calibrata, per un sorso scorrevolissimo, lungo e molto, molto persistente.
Un calice smagliante.

Da piemontese docg e testardo, l’ho accompagnato – non me ne vogliano Gipi ed i suoi fratelli - con carpaccio di fassona. Salivazione pura, ancora adesso, a scriverne.




Ho raccontato di altri vini di Marco De Bartoli a questi indirizzi:




giovedì 27 marzo 2014

Il Prosecco sorpassa lo Champagne





Sono stati diffusi, settimane fa, i numeri relativi all’export 2013 delle bolle italiche più famose all’estero. Bene, i numeri parlano chiaro, sempre. Abbiamo esportato la bellezza di, uno più, uno meno, 312 milioni di flaconi di Prosecco, con un bel 24 % di incremento, rispetto all’anno precedente, con previsioni incoraggianti anche per l’anno in corso. Tutto bene? Quasi, anzi no.
Da nazionalista convinto e feroce, mi compiaccio e mi congratulo per questo risultato.
Tuttavia, c'è più di un però.

La minkia tanta, cui facevo riferimento in un post, poco prima dell’ultimo Natale, in questi casi, va a nozze, casca a fagiolo, un rigore a porta vuota.
Infatti qualcuno, si è subito attivato per usare e piegare, come un novello Marco Tullio Cicerone – Cicero pro domo sua - il dato export, compiendo un parallelo con quello dei nostri cugini della Champagne (304 milioni di bottiglie), giusto per cantare vittoria.

Ottimo, un bel triplo salto carpiato, all’indietro, con doppio avvitamento, rispettando ogni angolo visuale, per un accostamento omogeneo.  Chapeau-bas.

Ma c’è di più, Francesco Zonin sostiene che bere Prosecco a New York “…equivale per il consumatore a scegliere lo stile della dolce vita italiana senza l’alterigia dei francesi”.
Circa ‘sto luogo comune dell’alterigia francese, sarebbe ora di finirla. Assicuro che produttori di vino, presuntuosi, saccenti e cafoni ne trovo non lontano da me, senza percorrere un migliaio di km.




Rincara la dose il sig. Malagò, presidente del Coni, scrivendo, nell’introduzione del libro Viva il Prosecco, abbasso lo Champagne: “…Prosecco vuol dire beva facile, con la testa libera, che crea simpatia immediata. Champagne ha in sè qualcosa di sussiegoso, pretenzioso”.
Giusto, io infatti, ogniqualvolta bevo Champagne e mi avvedo che la boccia è finita, divento antipatico e indisponente, sempre.

Ma la gemma è di Gianluca Bisol, famosissimo prosecchista, quando informa che, dalle loro parti, le quotazioni dei terreni, in particolare la collina del Cartizze, ha raggiunto cifre superiori “…anche alle migliori zone francesi”.
Ma quali Bordeaux, Borgogna, Champagne, orde belluine di francesi, stanno valicando il confine, in fretta e furia, con truppe cammellate al seguito, per accaparrarsi le zone migliori del nostro nord-est, magari dopo essersi liberati dei loro, non più così redditizi, lieux-dits.

Tempi addietro, un notissimo e illustre produttore italiano, mi confessò: “Se i francesi, anziché lo Champagne, avessero il Moscato, questo sarebbe il vino più famoso al mondo”.

Serve altro? Sì.
Continuiamo pure a misurarcelo e ostentarlo, a ogni piè sospinto, per ribadire che noi lo si ha più lungo, anzichè accantonare il centimetro e iniziare, seriamente, a domandarsi come si sta usando l’attrezzo.



martedì 25 marzo 2014

Igt Sicilia Zibibbo 2011 Barraco





Meno di un ettaro per questo Moscato d’Alessandria, in Sicilia Zibibbo, che Nino Barraco coltiva con cura e sapienza, nei dintorni di Marsala.
Senz’altro una sfida, ostica e piena di insidie, di Nino nella declinazione “secca” di questo vitigno aromatico, usato diffusamente e abitualmente per produrre vini dolci.
Il nostro effettua fermentazione spontanea in acciaio con lieviti indigeni, contatto con le bucce per circa due settimane e non subisce né chiarifiche, né microfiltrazioni.

Un dorato denso, con più di un occhiolino all’ aranciato e leggermente opalescente, annuncia un naso molto eclettico, complesso e ben assortito. Il primo impatto è una nota dolce – ehm…è moscato – che cede velocemente il passo a fiori gialli, erbe secche mediterranee, e tantissimi sentori di frutta, quali scorza di arancia e pompelmo, albicocca disidratata, uva passa, fichi secchi, datteri e pesche. Ricamano e impreziosiscono questo elegante ventaglio, profondi solchi balsamici e una ventata di sapidità salmastra, intrecciata a tocchi di noce moscata.

Come volete che sia al palato? Uno specchio. La bocca, veramente tesa, asciutta e mai ruffiana, è timbrata, senza soluzione di continuità, dall’alternarsi del versante fruttato con quello, centrale e preminente, salmastro e iodato. Un sorso armonico, in tutto e per tutto, che richiama continuamente la beva, lungo, persistente e con quella bocca amabilmente asfaltata di sale e di ondate salmastre.

Grande Nino, un’altra sfida vinta, che ti infonde entusiasmo; per noi un calice colmo di letizia.





Ho scritto di un altro vino di Barraco a questo indirizzo:



domenica 23 marzo 2014

VinNatur 2014





Altro appuntamento da non perdere, è quello di VinNatur, dal 5 al 7 aprile che si tiene a Villa Porto, detta “La Favorita”, a Monticello di Fara, Sarego (Vicenza).

Una grande opportunità di conoscere e apprezzare i vini di oltre 140 produttori provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Francia, Austria, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Slovacchia e Slovenia.

VinNatur significa contatto ravvicinato con il produttore, assaggiare e avere la possibilità di acquistare, direttamente, i vini degustati.

Per il programma dettagliato, elenco produttori, orari e quant’altro, consultare il sito VinNatur.



sabato 22 marzo 2014

Aoc Champagne Royale Réserve Pure Cuvée n° 243 Brut s.a. Philipponnat





Venticinque cru di diverse zone della Champagne – da vigneti Premier e Grand Cru e di annate differenti - compongono questo assemblaggio che vede il Pinot Nero dominare, con il 65 per cento, lo Chardonnay con il 30 per cento e il Pinot Meunier a chiudere. Si tratta, in prevalenza, della vendemmia 2007 - con vini di riserva che integrano per circa un quarto – e la mia boccia è stata sboccata nel mese di luglio 2011. Si tratta, soprattutto, della cuvée numerata, non millesimata, creata appositamente dalla Maison per il mercato italiano.

Nel bicchiere mi aspetta un oro affascinante, con effervescenza da manuale.
Al naso si concede immediatamente, liberando intensi e complessi aromi di agrumi e frutta tropicale – cedro e scorza d’arancia, ananas e papaya – cui seguono precise note di mandorla e caffè, unite a superbe venature gessose.

In bocca si rivela “grasso”, freschissimo e riprende fedelmente il percorso olfattivo. Il sorso, fortemente “spalleggiato” dalla bacca nera, dapprima, molto impostato sulla parte fruttata, imbocca, in seguito, una piega, piacevole e inarrestabile, mineral-iodata e salina che, associata ad una acidità molto marcata, gli consentono di assumere maggiore slancio e di terminare veramente lungo e con persistenza gagliarda.
Bevuta audace e, adesso, senza dubbio, la mia cuvée numerata, sans année, preferita.





Ho raccontato la cuvée n. 240 di Philipponnat a questo indirizzo:



 

venerdì 21 marzo 2014

ViniVeri 2014





Nei giorni 5, 6 e 7 aprile, avrà luogo l’undicesima edizione di “VINIVERI: Vino Secondo Natura”, presso i padiglioni dell’Area Exp “La Fabbrica”, a Cerea (Verona).

E’ l’occasione per incontrare e conoscere il frutto del lavoro di ben 140 vignaioli e 14 produttori agroalimentari.

Non solo assaggiare, ma anche acquistare. E’ prevista, infatti, la possibilità di portarsi a casa molte delle etichette, presenti in degustazione, a prezzo di cantina, nell’adiacente Spazio Enoteca.

Tutte le info accedendo al sito viniveri.net, nonché aggiornamenti in tempo reale sui principali social.