mercoledì 18 novembre 2015

Un mondo migliore




dj dc
di corsa, senza vocali(st)

Questo blog del cazzo - non solo perché qui si cazzeggia – e il suo autore – cazzaro e perdigiorno, pure lui – non sono avulsi dalla realtà né, tanto meno, insensibili ai fatti incresciosi di Parigi.

Anche stavolta, a tener banco, è l’Ipocrisia, cui fanno ricorso, spacciandola per Verità, troppe persone che, a vario titolo – politici, giornalisti, tuttologi, etc. – pontificano, estraendo, a gogò, conigli dal cilindro.

A te, molto sommessamente, suggerisco una breve riflessione, su questi due aforismi:

Imparerai a tue spese che nel luogo del tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. (Luigi Pirandello);

“Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono. (Kurt Cobain)

Molto meglio delle farneticazioni ipocrite, la citazione di Bakunin - ...una risata vi seppellirà – riveduta, contestualizzata e vignettata, nel solito stile, irriverente e dissacrante, di Charlie Hebdo.





martedì 17 novembre 2015

Le Grand Tasting 2015 10ème édition | Paris




Venerdì 4 e sabato 5 dicembre, a Parigi, presso il Carrousel du Louvre, si terrà la decima edizione de Le Grand Tasting, il salone dei vini, organizzato dai due enogiornalisti Michel Bettane et Thierry Desseauve, fondatori dell’omonima guida.

L'ennesima, e imperdibile occasione, per scoprire e degustare le eccellenze enoiche francesi – selezionate personalmente da Bettane & Dessauve - con una nutrita presenza di aziende italiane – oltre 40 – nonché altre europee e mondiali.
Focus, ça va sans dire, sulle gemme enologiche di casa, a cominciare dagli amati Champagnes – più di 60 maisons - ma non solo, giacchè tutte le regioni vinicole francesi sono superbamente rappresentate. Non a caso il sottotitolo recita “Le festival des meilleurs vins”. Basti sfogliare l’elenco dei partecipanti, per rendersi conto di cosa si andrà a degustare.

Infine, anche esclusivi Ateliers Gourmets, Master Class e Master Class Prestige, che consentiranno, previa prenotazione, di partecipare a degustazioni speciali, verticali, illustrate da esperti e/o produttori.



lunedì 16 novembre 2015

Doc Rossese di Dolceacqua 2004 Testalonga Antonio Perrino




Ricordo di aver letto, tempo fa - sinceramente non dove e, men che meno, l’autore – che il Rossese è vino poco incline all’invecchiamento. Beh, senza risalire alla notte dei tempi, ancorchè io l’abbia fatto, proprio nella cantina di Nino, bevendo il 1973 e 1978, e trovandoli in ottima forma, questo 2004 è già sufficientemente indicativo, circa il percorso evolutivo, nel bene e nel male e, nella fattispecie, dà la paga, a quel/quei fenomeno/i che hanno scritto tale sciocchezza.

Il rosso ha assunto pieghe aranciate, calde, ma alcuna deriva mattonata. Per conseguenza, anche il naso ha risvolti maturi, ma affatto ossidati. Il nostro ci ha impiegato un paio di ore a stiracchiarsi, vestirsi e pettinarsi, come si conviene – me lo aspettavo e ho giocato d’anticipo - per presentarsi, preciso e ordinato, all’appuntamento gastronomico, fatto di un formidabile salame artigianale cotto.

Di fresca ed elegante complessità, fin dal naso, di quel naso, continuamente cangiante e avvolgente, che si fa interprete ed ambasciatore del suo terroir, fatto di tantissima balsamicità e speziatura, di frutti(ni) rossi, anche sotto spirito, e di forti scosse di mineralità salmastra, con intarsi di macchia mediterranea essiccata, humus e sale.

La bocca, incisiva, non solo resta fedele al disegno olfattivo, ma allarga il ventaglio degli aromi, toccando vette di piacevolezza e complessità non così scontate. Davvero bello, osservare e apprezzare lo sviluppo di tutto il flacone, mai un momento uguale all’altro, con sensazioni di rabarbaro e pepe nero, di ciliegia sotto spirito, poi il cacao amaro, alternarsi con polvere di cioccolato dolce, poi l’eucalipto e le suggestioni di un sottobosco autunnale, che respira gli umori del mare.
Il finale, molto profondo e persistente, mi lascia un palato di liquirizia e tabacco dolce, con fiammate salmastre e nuances di cacao.

La classe non è acqua e questi sono sorsi di seta pura.


venerdì 13 novembre 2015

Igt Toscana Bianco Ansonaco 2013 Azienda Agricola Altura




L’autoctono per eccellenza dell’Isola del Giglio, dove, da sempre, è il vitigno più diffuso e coltivato. L’autoctono per eccellenza dell’Isola del Giglio, elevè dalla famiglia Carfagna, i cui componenti, conosco abbastanza bene, e questo mi basta per bere, tranquillamente, a occhi chiusi, tutti i loro vini. Con un’unica raccomandazione: tratta l’Ansonaco come fosse un rosso, aprilo un poco prima, non lo bere freddo e, soprattutto, non aver fretta nel berlo. Altrimenti rinuncia e orientati su flaconi più immediati.

Verso quest’oro, leggermente torbido, nel calice, e trovo una nota di acetica – capito perché ti ho detto di aprirlo in anticipo ? – che si dileguerà lestamente.
Nel frattempo, l’ossigenazione consente al naso di tuffarsi in questo bicchiere, espressione cristallina di terroir, perché qui, ci trovi tutti i profumi isolani.

Subito una cifra di toni fumé – tanta pietra focaia – e poi il mare, tout court, con tutte le sue declinazioni: dalle erbe mediterranee – menta, rosmarino e timo - agli agrumi – cedro e arancia rossa – dalle spezie – pepe e zafferano – alla salsedine, con proiezioni di resina e il ritorno della frutta gialla – albicocca e pesca – e botte di mineralità, mescolate ad effluvi balsamici.
Che personalità di un naso!

Al palato è freschissimo, e riafferma, saldamente, il bagaglio olfattivo.
Gli aromi del mare nostrum, racchiusi nel calice, con raffiche agrumate e sensazioni salate e resinate, legate da dritta acidità; tutti elementi di un sorso strutturato e di gran tensione, assai profondo e persistente, dai forti richiami di sale, zenzero e miele, misti a densi cenni salmastri.
Sorsi di rara bellezza, adatto anche per chi cerca tormenti concettuali nel bicchiere (cit.).

Grazie, famiglia Carfagna, qui c’è Cultura del vino e Cultura nel vino.

Con la voce di Temika Moore in sottofondo e, qualora fossi in compagnia di una donna dalla enorme intelligenza, come sostiene Francesco, …Ci siamo capiti, oh poeta, vero?

martedì 10 novembre 2015

Igp Saint Guilhem-Le-Désert Le Loup dans la Bergerie 2013 Domaine de l’Hortus




Dal Languedoc-Roussillon, questo assemblaggio - base Grenache (ampiamente prevalente) con Syrah, Merlot e talvolta anche Carignan e Cinsault, in percentuali mutevoli – che macera 4/5 giorni, fermenta 2/3 settimane, solamente acciaio.

Di un bel rosso carico, con derive cromatiche porpora, attacca fresco e subito socievole, con varietà di profumi: dalla frutta rossa – lampone e fragola – a note di violetta, dalle spezie dolci, a tocchi marini e balsamici.

Freschezza senza pari anche al palato, che ripresenta, accuratamente, l’ordinamento olfattivo – ancora fragola e lampone a bomba – con il plus della mineralità, qui molto più avvertibile, che arricchisce un delicato intreccio speziato.
Bevuta equilibrata, rotonda e facile, tuttavia mai adulatrice, per un sorso di lesta persistenza, con cenni finali di spezia e fruttini rossi.

La tremenda disinvoltura di beva, unita al costo veramente piccino (poco sopra i sei euri), rappresentano altri due colpi in canna, di questo classicissimo vino da tutti giorni e, per quanto mi riguarda, il campione, assoluto e incontrastato, delle mie grigliate carnivore.