sabato 22 febbraio 2014

Aoc Champagne Blanc de Blancs Grand Cru 2004 Bouquin-Dupont Fils





Questa piccola maison, della quale bevo, con una certa regolarità i suoi vini, non ha, forse, ottenuto ancora il giusto riconoscimento, anche, ma non solo, da queste pagine. Faccio pubblica ammenda giacchè, finora, le ho dedicato un unico post, mesi fa, al Vieille Vigne.

Inizialmente “ingessato”, ermetico e chiuso a riccio, consegna solamente:
gesso,
gesso,
nient’altro che gesso,
tallonato dal suo essere:
dritto,
dritto,
nient’altro che dritto.

Che, per quanto mi riguarda, già è un gran bere. Poi, col passare dei minuti, si libera dell’affisso – si sgessa - e Avize può decollare e deflagrare in full effect. Alla mineralità gessosissima, si intreccia un bouquet fatto di fiori bianchi, pesca, nespola e susina. In bocca ha spalla, grande materia, acidità a canna, con gesso, manco a dirlo, a ritmo incalzante, in levare. Mineralità martellante, affilatissima e senza tregua, per un sorso ficcante e di persistenza incredibile.

Bere il terroir, con una lama piantata nel cuore.




Altri Blanc de Blancs a questi indirizzi:

 

giovedì 20 febbraio 2014

Doc Colli Tortonesi Timorasso Sterpi 2007 Vigneti Massa





Uva e uomo: binomio inscindibile. Si sostiene questo vitigno fosse presente su queste colline fin dal dodicesimo secolo. Fosse. Ci sono volute la tenacia e la testardaggine - tradotte in un lavoro iniziato oltre venti anni fa - di un tale che di nome fa Walter Massa, oggi riconosciuto, unanimemente e giustamente, artefice della rinascita del Timorasso e suo ambasciatore indiscusso.

Sterpi è uno dei due cru di Walter – l’altro è il Costa del Vento – e il nome significa che, prima della vigna, qui dimoravano solo sterpaglie. Il millesimo costituisce il quarto anno di produzione.

Agli occhi risalta il dorato, intenso e brillante, con bagliori verdognoli. Il naso è uno splendore. Al primo approccio resto, letteralmente, travolto da una straripante mineralità, che vira decisamente su note idrocarburiche. Roteo il calice e risultano davvero precisi i sentori di frutta gialla – melone, susina e agrumi – che si accompagnano a sensazioni floreali ed erbacee di camomilla, timo, menta. Scorgo ancora miele, resina e zenzero.

In bocca coniuga, alla perfezione, maestosità e carnosità, eleganza e potenza. La beva ripercorre, in lungo e in largo, l’impianto olfattivo. Un’acidità tagliente, sorregge una struttura imponente, nel contesto di un equilibrio impressionante tra le varie componenti. Il sorso, armonico e appagante, con l’aspetto mineral-idrocarburico sempre in primo piano e incorniciato da tocchi fruttati ed erbacei, termina all’insegna della lunghezza e di una pregevole persistenza, lasciando un palato salino e salmastro.

Forse il miglior autoctono bianco piemontese, sicuramente il mio preferito, capace di invecchiare e di giocarsela, alla pari e senza timori reverenziali, con altri grandi bianchi del vecchio continente.

L’etichetta recita:“un territorio, un vino, un vitigno”, io aggiungo un uomo, Walter.


lunedì 17 febbraio 2014

Docg Chianti Classico Vigneto La Casuccia 1990 Castello di Ama





Una piccola quota di Merlot accompagna una presenza, fortissima, di Sangiovese, per questa boccia numero 5.743 di 14.200 esemplari, ormai un reperto archeologico. Forse più che reperto, un privilegio archeologico, recuperato un annetto fa, girovagando per enoteche a caccia di perle, o presunte tali, impolverate.

Il tappo integro è un inizio-indizio promettente. La veste è rosso vermiglio, di bella limpidezza e luminosità, con sfumature mattonate.

Il bagaglio olfattivo, lento ma risoluto nel pulirsi, si annuncia attraverso un ricco bouquet di violetta e lavanda, una piacevole espressione fruttata – prugna, ciliegia e amarena sotto spirito – e, a far da sfondo, toni terziari di liquirizia, tabacco, cacao, con un tocco di incenso. Davvero un bel quadretto a dispetto delle tante primavere.

In bocca l’attacco è morbido, con, ancora, acidità da spendere. Ritrovo la frutta sotto spirito, sensazioni terrose, un bel cacao amaro, con un’impronta tannica vellutata, ma viva. Anche qui un bel quadretto, tuttavia la bocca è un po’ ingessata e non si sbloccherà più di tanto. Il naso prometteva più intensità. Il sorso termina, un po’ in fretta, su tenui cenni balsamici e di tabacco.

Lo ammonisco, si fa per dire - giusto un buffetto – per carenza di profondità e persistenza. Nondimeno, so che bottiglie di questo tipo, molte volte sono un azzardo e le incognite sempre tante e imponderabili, non ultima l’ossidazione. Si consideri, infine, che se molti flaconi avessero il contakilometri…
Ad ogni modo, sottoscriverei, immediatamente, di trovarmi sempre nel calice, sorsi ultra ventenni, ancora così performanti.




Ho scritto di un altro vino del 1990 di Castello di Ama a questo indirizzo:



venerdì 14 febbraio 2014

Aoc Champagne Cuvée Classique Brut s.a. Alfred Gratien





E’ il "biglietto da visita" di questa maison n.m., fondata nel 1864, con sede ad Epernay, nella Vallata della Marna. Niente malolattica per questo assemblaggio, formato dai tre vitigni classici – Chardonnay 46%, Pinot Noir 29% e Pinot Meunier 25% - che frutta, all’incirca, duecentocinquantamila bottiglie.

E’ di un giallo oro, con l’effervescenza abbastanza fine. Il naso si apre su sentori dolci, frutta secca, albicocca e pesca, agrume e biscotto.

La medesima connotazione dolce caratterizza i primi sorsi – 9 grammi/litro di dosaggio - ancorché presenti un buon livello di freschezza. Da metà boccia in avanti, assume una discreta ampiezza e sale in cattedra la spalla del Pinot Nero a conferire struttura e complessità. Il sorso scorre snello – non molto lungo e di media persistenza - sostenuto da piacevole acidità e si conclude, anche qui, su note, zuccherate, di agrumi e frutta esotica.

Si tratta del classico champagne “fatto bene”, enologicamente parlando, che finisce per mettere d’accordo un po’ tutti; raramente, chi come me, cerca e predilige più verticalità e meno stucchevolezze.
Nondimeno, non mi mette, affatto, d’accordo circa il suo prezzo, giacchè supera, di gran lunga, i trenta euri nelle enoteche francesi (non oso immaginare presso le nostre). A queste tariffe so trovare altro, e di meglio; viceversa, per avere un altro prodotto, sostanzialmente corrispondente, vedo scendere, con percentuali in doppia cifra, l’asticella del prezzo.
A mio modesto avviso, ça va sans dire.





sabato 8 febbraio 2014

Aoc Champagne Le Mont Benoît Extra Brut s.a. Emmanuel Brochet





Emmanuel è un vigneron indépendant, très jeune – 32 anni appena – che possiede e coltiva i tre vitigni classici piantati su 2,5 ettari, a ovest della Montagna di Reims, su suoli, prevalentemente, argillo-calcarei.
L’etichetta riporta la composizione dell’assemblaggio che è per un 20% vendemmia 2008 e il resto del 2009, con 40 parti di Pinot Meunier, 25 di Pinot Noir e 35 di Chardonnay. Poco più di seimila flaconi, quisquilie.

E’ già bello alla vista, il caldo colore dell’oro, con una effervescenza copiosa e persistente. Al naso è molto puro e sa di fiori e frutti bianchi, anche esotici, agrumi – pompelmo e lime – melone e mandorla. La mineralità è molto marina, sui toni dell’ostrica.

La bocca è elegante e pura, cremosa e assai ricca. Il sorso è caratterizzato da spiccata lama acida, struttura di carattere e un filo, giusto un filo, di ossidazione unito a gessosità marina elevatissima. Il finale, tutto gesso e sale, con un tocco di mela Granny Smith, è di grande freschezza, lungo e di pregevole persistenza.
Vino espressione del suo terroir, che, a tratti, mi ha ricordato lo stile della maison più conosciuta e famosa di Aÿ.




mercoledì 5 febbraio 2014

Doc Cerasuolo d’Abruzzo Le Cince 2012 De Fermo




Montepulciano in purezza, per una produzione estremamente confidenziale e lillipuziana – 1850 flaconi, il mio reca il progressivo 101.
Questo Cerasuolo effettua fermentazione spontanea senza controllo della temperatura, non vi è aggiunta di lieviti, nè stabilizzazioni, chiarifiche e filtrazioni.

Rosa intenso al colore, seduce subito il naso con una bella espressione floreale - rosa e violetta - e l’aspetto fruttato che libera raffinati cenni di lampone e cassis, accompagnandosi ad una forte caratterizzazione speziata, pervasa di screziature minerali.

Al palato entra fresco, vivace e ancora molto vinoso. Sfortunatamente, un atteggiamento alcolico subito fuori fuoco e abbastanza coprente, sarà compagno, ingombrante, per tutto il “viaggio”.
Ergo, tale fastidio ha, in buona sostanza, impedito alla parte fruttata e minerale, che si intuiva, a tratti, sotto la coperta dell’alcol, di dare un senso compiuto al sorso. Riconosco, nondimeno, che ciò, stranamente, non ha inficiato e compromesso troppo l’agilità di beva.
Anche a lui, in ogni caso, non mancheranno altre opportunità di riscatto.






domenica 2 febbraio 2014

Aoc Champagne Brut Nature s.a. Nathalie Falmet





Nathalie fu la prima, e resta una delle poche donne, vigneronne-œnologue della Champagne. Terminati gli studi e dopo una serie di esperienze presso varie cantine, nel 2000 ritorna à la maison per dedicarsi alle vigne di famiglia – età media 30 anni, circa 3 ettari e mezzo – a Rouvres-les-Vignes, in Côtes de Bar, Aube.

La produzione si aggira sulle 25-30 mila bottiglie e di questo brut nature se ne contano circa 5 mila. E’ un Pinot Nero in purezza, che fa due anni sui lieviti e al degorgio non viene aggiunta liqueur.

Mi aspetta un bel dorato intenso, con bollicina très fine e continua. Al naso si apre su note di panificazione, fiori bianchi, agrumi, frutta rossa – ribes, lampone, prugna - un tocco di bergamotto e tanta, ma tanta mineralità da ostrica, tipica espressione del suolo che qui è, anche, kimmeridgiano (Chablis tanto per capirci).

Il palato è secchissimo, scattante e avvolgente. Ampio e molto speculare al profilo aromatico. Ritrovo la frutta rossa – svetta la prugna – una rosa netta, del rabarbaro, champignons e forte caratterizzazione gessosa. Un’acidità davvero dritta controlla la vivace euforia del PN, il quale garantisce grande struttura e carattere, senza tuttavia scalfire l’equilibrio, mai fuori asse, del sorso. Chiude leggermente e piacevolmente acidulo, lungo e molto persistente, lasciando in bocca fresca sapidità gessoso-salmastra (alghe e ostriche) e raffinata balsamicità.

Champagne di personalità, presumo come quella di Nathalie, che mi prometto, al più presto, di incontrare e conoscere personalmente.


 
Ho scritto di altri champagne dell’Aube a questi indirizzi: