venerdì 14 ottobre 2016

André Beaufort Champagne Brut Nature s.a.




Circa gli champagne di Beaufort, se ne sente e se ne legge di tutto e di più.
A Jacques, nello specifico, gli viene addebitata carenza di regolarità qualitativa, rimproverandogli, spesse volte, bassa acidità, riduzione a manetta e altre puzzette.
Per capire e apprezzare questi vini, è fondamentale, e indispensabile, secondo il mio modestissimo parere, avvicinarsi con un approccio completamente diverso, opposto direi, dal classico “dai beviamo una bolla anyway”.
Non a caso ho scritto vini…

Oltre due anni fa, passai un intero pomeriggio da lui, ad ascoltarlo e, naturalmente, bevendo. Una persona semplicissima, di una umiltà senza pari. Ma anche di grande convinzione e saggezza. Assaggiai una quindicina di suoi champagne, di cui alcuni aperti da tre, dico tre settimane, a temperatura ambiente del suo garage (15-17 gradi).
Alcun difetto, qualche lieve sbavatura. Prova a bere una qualsiasi bollicina a quella temperatura, poi mi citofoni e ne parliamo...

Di questo brut nature, da vigneti in Ambonnay – altra storia da quelli di Polisy - ne comprai sei bocce, sboccatura luglio 2012, e questa è l’ultima. Tutte aperte con adeguato anticipo, inizialmente tutte rigorosamente ridotte, aspettate il necessario e rivelatesi tutte mai meno che ottime, bevute mai fredde, appena fresche o, anche meno.
Ecco l’approccio. Poi, per carità, se ci sono difetti, sono il primo a riconoscerli e, quanto a Jacques, non necessita delle mie perorazioni. Non sto sostenendo siano champagne perfetti, affermo essere diversi da quasi tutti gli altri. La cartina di tornasole è il profilo organolettico, inusuale per uno champagne.

Tutte le sue cuvée, provenienza Ambonnay – sia b.s.a, che millesimate – fanno malò, hanno il medesimo assemblaggio - 80 Pinot Nero e saldo di Chardonnay – e passano almeno 3 anni sui lieviti.
Il perlage è sottile, con un naso decisamente intenso e sfaccettato. Spiazzante l’inaspettata menta, come filo conduttore, con altri interpreti vegetali di pulizia inequivocabile: camomilla e fieno, foglia di pomodoro e salvia.
Deliziosa la quota fruttata, con cedro e pompelmo, ciliegia e mela cotogna.
Una mineralità più defilata e tocchi di cipria, non esauriscono una convintissima tessitura olfattiva, sempre cangiante e in crescita espressiva.

Grande dinamismo al palato, con pregiate stilettate di acidità, che affilano e conferiscono tensione al sorso, che comunque non ha nevrosi da brut nature.
Rigorosa e puntualissima l’aderenza naso-palato, con l’aspetto vegetale sempre trainante e una menta di incantevole taglienza e profondità.
Lunghezza determinata e notevole persistenza, per un finale balsamico-mentolato e una bella cifra di zenzero.

Uno champagne non per tutti, la cui accezione non vuole essere nè ad excludendum, nè snob, semmai, a prova di imbecille: se hai fretta, bevi altro, magari ghiacciato a 3/4 gradi.

Appagante con gnocchi di patate viola, burro e salvia.

mercoledì 12 ottobre 2016

Piacere Barbaresco 2016 | Barbaresco




Segnalo, per questo fine settimana – sabato 15 e domenica 16 ottobre – l’appuntamento con la decima edizione della kermesse, organizzata dall’Enoteca Regionale del Barbaresco, in collaborazione con i comuni di produzione.

Quest’anno il focus riguarderà le annate 2011, 2012 e 2013 e vedrà la partecipazione di oltre cinquanta produttori, per oltre cento etichette in degustazione, con possibilità di acquisto dei vini assaggiati, presso l’attigua Enoteca Regionale.

La manifestazione, come di consueto, si terrà presso il Salone Consigliare del Municipio di Barbaresco, con orario 10-19.



lunedì 10 ottobre 2016

Olivier Pithon Cuvée Laïs Blanc 2014





Gran boccia questo taglio di Maccabeu, Grenache Blanc e Grenache Gris, proveniente da una delle tante belle aziende vitivinicole del Languedoc-Roussillon.

Alla prima snasata, un’intensa, nervosa e piacevolissima staffilata idrocarburica, poi sentori mediterranei, tanta frutta gialla matura, dalla pesca al melone, agli agrumi, un cenno di fieno, un po’ di miele e la benzina che ritorna autoritaria.

Puntualissimo in bocca, con l’idrocarburo e una forte timbrica gessosa a dettare il passo, irrobustito da calzante acidità. Aromi vivacissimi, di limpidezza entusiasmante, che confezionano sorsi grassi, sapidi e di significativa persistenza gustativa.
Epilogo in levare, su profondi e incisivi richiami al côté mineral-idrocarburico, con soffi di caramello

Non difficile preconizzare serie potenzialità di invecchiamento, ceteris paribus.



venerdì 7 ottobre 2016

Pommery Champagne Cuvée Louise 2002




La mia prima volta, seria e consapevole, a tavola, con la Louise. In precedenza, solo rapide palpatine, garbate toccate e fughe, in mezzo a decine di millesimati e bsa.

La Louise è la cuvée de prestige, creata nel 1979, in omaggio a Madame Pommery.
Solo da vigneti di proprietà, solo Grand Cru - Cramant e Avize per la bacca bianca (65%), Aÿ per il Pinot Nero (35%) – solo il cœur de cuvée, dieci anni sui lieviti, oltre tre anni di dégorgement.

Io e lei, da soli, tête-à-tête.
Basso profilo e discrete aspettative, non sia mai.
La carbonica sottilissima è un pregio.
La Louise aspetta il mio naso e, non appena giunge a tiro, estrae una mazza da baseball, percuotendolo più volte. Tra una legnata e l’altra, giusto il tempo di curare i lividi con deboli nuances burrose e agrumate.
Capperi, che ospitalità.

Dal pregio allo sfregio – che privilegio! - il passo è breve, con il colpo del knock-out che arriva dritto al palato. Lì, la Louise, s’incazza, posa la mazza, inforca un verde randello, gonfio di nodi e sferra colpi ferali. Nell’avaro florilegio, anche un eccesso di acidità.
Attendo e paziento, tuttavia, nemmeno il savoire faire del dj potè.

In questa bottiglia, la Louise non ha espresso quanto ci si attende – e quanto, solitamente si apprezza - da una top cuvée, cioè a dire, la quintessenza della sapienza enologica di una maison. Inammissibile e insopportabile, dopo tredici anni, dosi così massicce e ingombranti di legno.
Quel dommage.