venerdì 18 ottobre 2019

Bartolo Mascarello Barolo 2004




La 2004 è un’annata considerata storica – non ne sono così persuaso, vanno fatti tanti distinguo – forse più perché le due che la precedettero furono disastrose, rispetto a quanto fu effettivamente, a conti fatti, la qualità intrinseca del raccolto.
 
La 2004 è, soprattutto, l’ultima vendemmia cui assistette Bartolo e segna, giocoforza, l’inizio ufficiale, tutta sola, di Maria Teresa.
 
Questo Barolo è frutto di una selezione di uve, provenienti da parcelle di proprietà in Rocche (La Morra), Cannubi, San Lorenzo e Ruè (Barolo).
Che poi, in fondo, è come in Langa, storicamente, si è sempre concepito il Barolo: uve di diversi vigneti, aventi differenti peculiarità, che, assemblate, possono determinare un vino dalla maggior complessità, compensando e bilanciando eventuali disomogeneità.
 
Un Barolo che più classico non si può, quello dalle lunghe fermentazioni, quello della botte grande. Un Barolo nel quale, stilisticamente, mi ci riconosco. E mi ci tuffo.
Gran complessità di profumi, che spazia tra un’elegante composizione floreale – rosa e violetta – e un bel canestro di ciliegie (anche sotto spirito), tra una svettante noce moscata e intensi effluvi balsamici. Una marcia inarrestabile, che prosegue con radice di rabarbaro, umori di (sotto)bosco e tabacco biondo.
 
In bocca è il paradigma della raffinatezza e dell’equilibrio, in tutto e per tutto. Impressiona per specularità con le percezioni olfattive, rivelando tannini di grana finissima. Freschezza e struttura, di scrupoloso bilanciamento, come a dire: molto cerebrale e zero ostentazione di muscoli.
Sorsi lunghi e penetranti, con ritorni finali di cuoio, china e una fresca scia balsamica.
 
Il mio concetto di Barolo, con la classe dei fuoriclasse. 
Musica per il mio palato.
 
 

venerdì 11 ottobre 2019

Catherine & Dominique Derain Saint-Aubin rouge Le Ban 2010



Chi non ha mai incontrato Dominique Derain, e i suoi vini, non getti altro tempo, giacchè si tratta di un Personaggio unico, che dietro a un viso alla Cyranò e ad esilaranti modi goliardi, lunatici e un po’ guasconi, tradisce una Passione Totale per il vino, vigna in primis.
Borgogna, 20 km. sud-ovest di Beaune, la sua cantina si trova nel cuore del villaggio di Saint Aubin, mentre Le Ban è un minuscolo lieu-dit, un pendio, esposizione pleine est, di calcare, ghiaia e argilla.

In origine, questa parcella, costituiva la cartina di tornasole per valutare il grado di maturità delle uve; ergo, raggiunto il livello atteso, l’autorità locale emetteva l’editto - Le Ban - una vera e propria autorizzazione amministrativa, che fissava, insindacabilmente, il giorno di inizio della vendemmia.

Rubino scarico, brillante e trasparente, incanta il naso, tipico e classico una cifra – si sarà capito che è Pinot Noir? - con vivaci e rosse espressioni fruttate – ciliegia, lampone, ribes, fragola - un fianco speziato molto pronunciato, arricchito da cenni terrosi e ferrosi.

Anche la bocca è scrigno ricchissimo di sapori, gli stessi della passeggiata olfattiva, con la frutta sugli scudi e le spezie a tener botta. Un velluto di fine tessitura, munito di spiccata acidità e bella ampiezza, con tannini in equilibrio.
Persistente e di beva spaccante, mantiene integra freschezza fino alla fine, con buon allungo, per un palato di pulita speziatura e mineralità.

venerdì 4 ottobre 2019

Domaine Riberach Synthèse Blanc 2014



A Bélesta, piccolo comune del Roussillon, (Midi Pirenei), nel non lontano 2006, l’architetto Luc Richard, insieme al alcuni collaboratori, acquistò gli edifici della cooperativa locale e con una decina d’ettari mise in piedi, dal nulla, questo domaine.
Un progetto ambizioso, con le idee chiarissime: solo vitigni autoctoni, per un’impronta terroiristica, priva di scorciatoie. E i risultati ci sono tutti.
Il Synthèse è un assemblato di Maccabeu (maggioritario), Grenache Blanc e saldo di Carignan Blanc, da vigne di una 15na di anni, su terreni granitici e scistosi.
Adoro questi cépages. 
Il naso è di freschezza superba, di pochi, ma scrupolosi profumi: verbena e altre erbe di campo, mela e agrumi, con una tessitura rocciosa paradigmatica e inflessibile.
Palato dritto, di gran tensione e molto secco, che riprende integralmente il carattere olfattivo. Con lo sviluppo dell’ossigenazione, il lucido impianto minerale sale in cattedra, assumendo dimensione e personalità notevoli e assicurando intensità salina e croccante grassezza al sorso.
Una spremuta di roccia, da urlo libero con le ostriche.

sabato 21 settembre 2019

Labet Chardonnay Fleurs 2013



 
Nel Revermont, a Rotalier, piccolo villaggio meridionale dello Jura, Julien, Romain e Charline, figli di Alain, conducono questa splendida realtà vitivinicola, che ho visitato alcuni anni fa.
 
Questo Chardonnay, da vecchie viti – piantate tra il 1953 e il 1975, su marne blu del Lias - non è, come da Jurassica tradizione, sous voile, bensì ouillé, dunque barrique 228 litri, mai scolma, vinificazione stile borgognone, per intenderci, ma in possesso di un suo specifico e determinato carattere territoriale.
 
Pur essendo entrée de gamme, sa essere sottile e di fresca tensione, fin dal ventaglio olfattivo, il quale si dichiara con sentori agrumati, prevalentemente limone, frutto della passione e ananas, fiori gialli e vivace mineralità.
 
L’espressività prosegue al palato, coerente e preciso, dove l’atteggiamento minerale si esalta, dando vita, insieme al timbro fruttato, a sorsi armonici, cui l’acidità provvede ad accentuare la beva.
Chiude in allungo, di rinfrescante mineralità, con ritorni di frutta esotica.
 

sabato 7 settembre 2019

Cos Frappato 2014



 
Naso goloso e fruttatissimo: pompelmo rosa e arancia, ciliegia e melograno, sostenuto da un appuntito e piacevolmente tagliente profilo speziato, completato da nuances di petalo di rosa e una forte timbrica di mineralità marina.
 
Il taglio olfattivo risulta ampiamente assecondato al palato, la cui acidità, libera una beva micidiale, spronata dagli agili 12.5° alcolici. Sempre frutta rossa in primissimo piano, arricchita da vivaci inserti di fragola e lampone, mentre cresce di intensità una stimolante vena salmastra, dal lungo finale, che riverbera menta, rabarbaro e macis.
 
Da Cos, la garanzia della Sicilia in bottiglia, con tutti i suoi sapori.
 

venerdì 26 luglio 2019

Edi Keber Collio Bianco K 2013




Ribolla Gialla, Malvasia istriana e Friulano (Tocai), salvo rare volte, sono vitigni, e conseguentemente vini, che non li colloco tra i miei preferiti. Nondimeno, ciò non mi impedisce, anzi funge da sprone, di provare nuovi assaggi.

E’ il caso di questo uvaggio - 70 Friulano, 15 Malvasia istriana e 15 Ribolla gialla – che non mi ha conquistato, nonostante il produttore sia di provata e indiscussa capacità.

Il ventaglio olfattivo, di buona freschezza, è interamente dominato da verdi note vegetali – salvia in abbondanza, timo, rosmarino, foglia di pomodoro, camomilla e altre erbe di campo – ma pochissime tracce fruttate e minerali.

Idem con patate per quanto concerne il palato, che si riannoda, coerentemente, alla stesura olfattiva. Sensazioni vegetali, unite a freschezza, ancorchè la bocca reclami continuamente il calice, anche in virtù di un buon equilibrio.


venerdì 12 luglio 2019

Champagne Mallol-Gantois Blanc de Blancs Grand Cru Magnum Brut s.a.




Mallol-Gantois, marito e moglie, piccoli vigneron rm, della Côte des Blancs, coltivano poco più di 8 ettari, tra Chouilly e Cramant. Due persone splendide, forse perché normalissime, e nei loro champagne c'è la schiettezza di chi li produce.

Bevendo la Costa dei Bianchi, cerchi gesso e mineralismi.
La craie, qui la trovi, fin dal naso. Mineralità elegante, unita a un coté brioché, tocchi di biancospino e mandorla, di linearità agrumata.

Anche all’assaggio, le aspettative si confermano, con il gesso inflessibile direttore d’orchestra. Freschezza e cremosità si allungano su una bella materia, per un palato equilibrato, coerente e puro. Finale con scorza d’arancia, noisette e mineralità a bomba.

Non troppo complesso e di persistenza contenuta, tuttavia è un bsa terroiristico che saprà convincere all’aperitivo, o per iniziare il pasto.
Non ultimo, un formidabile rapporto costo/felicità.