venerdì 12 ottobre 2018

Bollinger Champagne Grande Année Rosè 2005



I rosè, in Bollinger, videro la luce solamente dopo la morte di Madame Lily, la quale, manifestò, a più riprese, di non amare affatto tale tipologia.

Conoscendo la versione “bianca” della GA, nutro certe aspettative. Il 2005, millesimo con più di un problema – non è il 2002, tanto per capirci - è rosé d’assemblage, con Pinot Nero 72 e Chardonnay 28, con l’aggiunta di un 5% di vino rosso, proveniente dalla celebrata parcella Côte aux Enfants.

La mia boccia – dégorgement settembre 2014 - l’ho trovata “avanti”, mentre l’avrei preferita “davanti”, già dalla cromia, in cui l’arancio, brillante, è più di un semplice riflesso.La delicata espressività del naso è matura: cannella, fiori, pesca e albicocca, profilo boisé sporgente e sigillo minerale non così pronunciato.

Al palato, l’andatura cambia leggermente e si migliora un filo, ma non al punto da farmi ricredere e recedere dalle mie convinzioni. Una maggior freschezza conferisce più dinamismo e ampiezza agli aromi, soprattutto sotto l’aspetto fruttato-speziato, con la bacca nera che cresce e ora “spalleggia” più consapevolmente.

Sorsi di persistenza e lunghezza misurate, con rimandi di fruttini rossi, ribes in particolare, e un notevole carico di tostature.
Come non convenire con lo scetticismo in rosa, non così cervellotico, di Madame Lily?



venerdì 5 ottobre 2018

Denis Montanar Merlot Borc Dodon 2011



 
Circa 13 mila flaconi per questo Merlot, proveniente da suoli sabbiosi, misti argilla, che macera una settimana in vetroresina, solo lieviti indigeni, altri 16 mesi a contatto con le fecce fini, niente chiarifica, né filtrazione.
 
L’assaggio effettuato, tempo fa, a una fiera di vini naturali, mi piacque e mi spinse a comprare alcune bottiglie, anche in virtù del fatto che, abitualmente, non stravedo per questo vitigno; tuttavia, questo di Denis, lo trovai agli antipodi dei soliti marmellatoni ruffianoni. E ora che ho testato più di una boccia, posso sostenere, che avevo “visto” bene.
 
Un bel rubino brillante, con tanta freschissima frutta rossa – ciliegia e ribes, lampone e mora – che si arricchisce di tocchi erbacei e balsamici, con una forte caratterizzazione di mineralità pietrosa e sapida.
 
In bocca si dimostra altrettanto fresco e di affilata carnosità. Niente a che vedere con le morbidezze che si incontrano solitamente. Il sorso è verticale e scattante, con una spina acida che sostiene, e rafforza, la ricchezza del frutto, mentre l’impianto minerale imprime ulteriore slancio. Piacevolissimo e di buona persistenza, scatena beva compulsiva e appaga il palato, fino alla fine, con sensazioni balsamiche e saline.
Ottimo anche nella stagione calda, servito fresco.
 

venerdì 28 settembre 2018

Benoît Lahaye Champagne Grand Cru Brut Nature s.a.




Vallata della Marna, Bouzy, uno dei 17 comuni classificati Grand Cru. Qui ha sede la piccola maison, condotta in certificazione biolgica, dal 2007, da Benoît, insieme alla moglie Valérie. All’incirca 5 ettari di vigne, per gran parte a Bouzy – un cru di riferimento assoluto per il Pinot Nero – più qualche parcella ad Ambonnay e Tauxieres.
 
Questo di oggi è il prodotto di ingresso, la carte de visite.
E’ un assemblato, per 90 parti a Pinot Nero e le restanti a Chardonnay.
L’annata di riferimento è la 2010, con il 30% di vini di riserva e sboccatura marzo 2014.
 
Il calice si veste di oro antico e regala un perlage non propriamente finissimo, anzi, piuttosto grezzo. Al naso comanda, elegantemente, ma inflessibilmente, la mineralità, la quale si fonde con i tratti peculiari della bacca nera, tanto in potenza, quanto per le espressioni di frutta rossa.
 
La bocca conferma la bolliciona, ma anche la sua determinata personalità minerale, rigorosa e severa, senza abdicare alla finezza. Il sorso ha passo affilato, privo di intemperanze e radicalismi da brut nature e ritmato da elevata acidità. 
Non molto ampio, ma profondità e persistenze non così frequenti e scontate in un “base”.
 

venerdì 21 settembre 2018

Alphonse Mellot Sancerre Blanc Génération XIX 2010




Cultura e coltura biologica e biodinamica, per questa famiglia di vignaioli della Loira che si passa il testimone, di padre in figlio, dal 1513 ed è giunta alla ventesima generazione.

Questo Sauvignon Blanc, prodotto in 6 mila flaconi, fermenta in tini di acciaio troncoconici e trascorre circa un anno sulle fecce fini.

Lampi verdi si uniscono all’oro radioso del calice.
I profumi, eleganti, netti e senza gonfia ostentazione, si esprimono, dapprima, mediante la frutta tropicale - spicca il frutto della passione – e scorza di agrumi – pompelmo e mandarino – per poi toccare territori vegetali e floreali – ortica e foglia di pomodoro, timo e ginestra – e farsi abbracciare, infine, da una solida identità minerale-marina – iodio e ostrica - che illustra, senza ambiguità, quanto lo strato kimmeridgiano sia marcatamente presente e timbri questi sottosuoli.

L’assaggio, di acidità esemplare, non diverge, di una virgola, dallo spartito olfattivo e richiama, in precisa sequenza, tanto le espressioni fruttate, quanto quelle vegetali, mentre l'assetto minerale e iodato assume sempre più peso e dimensione.

Bicchiere di terroir, dritto e strutturato, con chiusura assai persistente, sapida e, fatalmente, tutto ostrica e pietra focaia.
Huitres, ça va sans dire.



venerdì 14 settembre 2018

Vigneti Massa Croatina Pertichetta 2008




La Croatina è il tipico vitigno che abita le province di Piacenza e Pavia, così come le terre dell’Oltrepò pavese, del vercellese, novarese e, talvolta, anche del Veneto. Ma ti assicuro che si è acclimatata non malaccio, anzi molto bene, anche dalle parti del tortonese.
Più di un produttore, da qualche tempo, la vinifica in purezza, ancorchè, storicamente, sia stata principalmente utilizzata per dare colore e arrotondare gli spigoli del Barbera.
 
E da quelle parti quale vignaiolo vai cercare?
Proprio lui, il Walter, che dal vigneto denominato Pertichetta, di quasi 30 anni, vinificato in purezza e affinato in botte, crea questo capolavoro, e dimostra, per l’ennesima volta, la bontà delle sue scelte e le sue capacità nell’esaltare le qualità del vitigno, non ultima quella dell’invecchiamento.
 
E’ di brillantezza violacea, con un naso davvero fresco e profondo. Sulle prime, a dominare il bouquet, sono le fragranze dei fruttini di bosco – fragolina, lampone e mirtillo – con il ventaglio che, successivamente, si permea di note erbacee e terrose, mentre una forte orma minerale si lega a una leggera sensazione speziata.
 
In bocca l’attacco è scattante, verticale e deciso, con l’espressione fruttata che trova elegante e puntuale conferma. L’assaggio continua in crescendo, in virtù di un concreto grip acido–tannico che emargina i 14,5 gradi alcolici, richiamando costantemente il calice alla bocca. Ritorni di ciliegia, anice e liquirizia, arricchiscono la carnosità del sorso, per un finale di lunghe e sapide persistenze.
 
Complessità e longevità da grande vino, dal carattere glou-glou.

venerdì 24 agosto 2018

Leone de Castris Five Roses 2015




90 per cento Negroamaro, con saldo di Malvasia Nera di Lecce, per quello che si fregia essere il primo rosato imbottigliato in Italia (1943).

Concentrato rosa cerasuolo, ad elevata declinazione fruttata: lampone e ciliegia, una cifra di melograno, con tanto di agrumi, un soffio di rosa, vagamente minerale.

Dritto, ma caldo, al palato.
Sbuca, da dietro l’angolo, il signor tannino, un filo rude, con un tot di possanza alcolica al seguito. Ergo, bocca che diventa nerboruta, con un bel sayonara alla leggiadra sfrontatezza di beva, che ti aspetti da un rosato, durante il solleone.