sabato 8 febbraio 2020

Vincent Girardin Bourgogne Cuvée Saint Vincent 2015




Vivido, suadente, ammiccante, ricco di sfumature, preciso.
Soprattutto, non sepolto dentro un sarcofago di legno, come succede a molti, troppi Chardonnay, non solo italici – lo scrivo con dispiacere - che si atteggiano a borgognoni.


venerdì 10 gennaio 2020

Domaine de la Pinte Arbois Chardonnay 2011




Col binomio Francia-Chardonnay, fatalmente, pensi & vedi Borgogna.
No, stavolta, niente di ciò, anche se siamo vicini, molto vicini… allo Jura.
Qui, girando per cantine, non è difficile imbattersi in aziende di elevata qualità.
 
Questo domaine è uno dei fiori all’occhiello dell’areale jurassico.
L’azienda, biologica dal 1999 e biodinamica dal 2009, coltiva, su suoli argillo-calcarei e marne blu, circa 34 ettari, di cui 6 a Chardonnay, distribuiti tra Arbois e Pupillin.
Nel caso specifico, è vin ouillé, (vinificazione a botte colma) ossia, in estrema sintesi, non è stile ossidativo (sous voile o vin de voile). 
 
Eleganza, a braccetto con freschezza, subito.
Floreale, con tanta frutta – pesca e mela, pera e susina - compresa una forte presenza agrumata, ben legata a crema pasticcera, spunti di mandorla, anice e un’impronta minerale chiara, salda e avvolgente.
Palato fortemente allineato con le valenze olfattive. Eleganza di freschezze fruttate e agrumate, mineralità in levare e bevibilità fuori misura. Ammirevole per persistenza e profondità, mi lascia una bocca sapida e leggermente acidula.

venerdì 13 dicembre 2019

Rinaldi Giuseppe Barbera d'Alba 2016




Freschissima e vinosissima, come nello stile maison.
Umori di sottobosco, sottilmente speziata, violetta e viola passita, acidità pulsante.
Gran progressione al palato.
Bilanciata, lunga, gustosa…già finita.





venerdì 29 novembre 2019

Le Potazzine Brunello di Montalcino 2008




La 2008 in Toscana e, in particolare a Montalcino, non è stata la vendemmia del secolo, ancorchè i soliti noti espertoni distribuirono stelle a pioggia - chi 4 e chi addirittura 5 stelle - nella valutazione del millesimo.
Per il mio storico di bevute circa i Brunello 2008, ritengo si tratti più di un’annata da bere e gustare subito, piuttosto che da conservare lustri o decadi in cantina.
Questo il mio pensiero in via generale.
Poi ci sono le eccezioni, quelle che vengono definite “da manico” - l’abilità e la capacità del produttore nel saper interpretare al meglio le annate complicate - e questa della famiglia Gorelli vi rientra a pienissimo titolo.

Naso di gran freschezza, di classica eleganza toscana: spezie, china e rosa, poi ciliegia matura e tanto tabacco.

Palato speculare e scattante, alcuna spigolosità, zero esibizioni muscolari: solo classe. Tannino finissimo e grande dimostrazione di equilibrio in tutte le sue parti.
Finale lunghissimo: ginepro e cioccolato, goudron e aliti balsamici.

La solita, cristallina precisione dei Gorelli.


sabato 26 ottobre 2019

Vini di Vignaioli Vins de Vignerons 2019 | Fornovo di Taro (Pr)




Domenica 3 e lunedì 4 novembre – sègnati le date - a Fornovo di Taro (Pr), presso il Foro 2000, ritorna “Vini di Vignaioli Vins de Vignerons”, manifestazione che quest’anno "diventa maggiorenne" e spegne 18 candeline.

Oltre 130 banchi di assaggio, di altrettanti vignaioli, italiani ed europei, pronti a farci conoscere i loro vini, ma anche olio e legumi, con possibilità di acquisto diretto.
Non mancherà, come di consueto, una nutrita schiera di aziende dell’agroalimentare di qualità e dell’editoria di settore.

Resta in contatto, col loro sito e le pagine social, per l’elenco completo dei vignaioli presenti e gli orari della manifestazione, nonchè gli ultimi aggiornamenti.
  

venerdì 18 ottobre 2019

Bartolo Mascarello Barolo 2004




La 2004 è un’annata considerata storica – non ne sono così persuaso, vanno fatti tanti distinguo – forse più perché le due che la precedettero furono disastrose, rispetto a quanto fu effettivamente, a conti fatti, la qualità intrinseca del raccolto.
 
La 2004 è, soprattutto, l’ultima vendemmia cui assistette Bartolo e segna, giocoforza, l’inizio ufficiale, tutta sola, di Maria Teresa.
 
Questo Barolo è frutto di una selezione di uve, provenienti da parcelle di proprietà in Rocche (La Morra), Cannubi, San Lorenzo e Ruè (Barolo).
Che poi, in fondo, è come in Langa, storicamente, si è sempre concepito il Barolo: uve di diversi vigneti, aventi differenti peculiarità, che, assemblate, possono determinare un vino dalla maggior complessità, compensando e bilanciando eventuali disomogeneità.
 
Un Barolo che più classico non si può, quello dalle lunghe fermentazioni, quello della botte grande. Un Barolo nel quale, stilisticamente, mi ci riconosco. E mi ci tuffo.
Gran complessità di profumi, che spazia tra un’elegante composizione floreale – rosa e violetta – e un bel canestro di ciliegie (anche sotto spirito), tra una svettante noce moscata e intensi effluvi balsamici. Una marcia inarrestabile, che prosegue con radice di rabarbaro, umori di (sotto)bosco e tabacco biondo.
 
In bocca è il paradigma della raffinatezza e dell’equilibrio, in tutto e per tutto. Impressiona per specularità con le percezioni olfattive, rivelando tannini di grana finissima. Freschezza e struttura, di scrupoloso bilanciamento, come a dire: molto cerebrale e zero ostentazione di muscoli.
Sorsi lunghi e penetranti, con ritorni finali di cuoio, china e una fresca scia balsamica.
 
Il mio concetto di Barolo, con la classe dei fuoriclasse. 
Musica per il mio palato.
 
 

venerdì 11 ottobre 2019

Catherine & Dominique Derain Saint-Aubin rouge Le Ban 2010



Chi non ha mai incontrato Dominique Derain, e i suoi vini, non getti altro tempo, giacchè si tratta di un Personaggio unico, che dietro a un viso alla Cyranò e ad esilaranti modi goliardi, lunatici e un po’ guasconi, tradisce una Passione Totale per il vino, vigna in primis.
Borgogna, 20 km. sud-ovest di Beaune, la sua cantina si trova nel cuore del villaggio di Saint Aubin, mentre Le Ban è un minuscolo lieu-dit, un pendio, esposizione pleine est, di calcare, ghiaia e argilla.

In origine, questa parcella, costituiva la cartina di tornasole per valutare il grado di maturità delle uve; ergo, raggiunto il livello atteso, l’autorità locale emetteva l’editto - Le Ban - una vera e propria autorizzazione amministrativa, che fissava, insindacabilmente, il giorno di inizio della vendemmia.

Rubino scarico, brillante e trasparente, incanta il naso, tipico e classico una cifra – si sarà capito che è Pinot Noir? - con vivaci e rosse espressioni fruttate – ciliegia, lampone, ribes, fragola - un fianco speziato molto pronunciato, arricchito da cenni terrosi e ferrosi.

Anche la bocca è scrigno ricchissimo di sapori, gli stessi della passeggiata olfattiva, con la frutta sugli scudi e le spezie a tener botta. Un velluto di fine tessitura, munito di spiccata acidità e bella ampiezza, con tannini in equilibrio.
Persistente e di beva spaccante, mantiene integra freschezza fino alla fine, con buon allungo, per un palato di pulita speziatura e mineralità.