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venerdì 4 maggio 2018

Aubry Champagne Ivoire & Ébène 2009




Il nome ricorda quella (desueta e bruttina) canzone del 1982 – Ebony and Ivory – di Wonder & McCartney; tuttavia qui, fortunatamente, si parla di Champagne.

Da due parcelle, site nel villaggio Premier Cru di Jouy-lès-Reims, un assemblaggio di 70 Chardonnay e 30 Pinot Meunier, almeno 48 mesi sui lieviti, dosato 4 gr./lt., con dégorgement risalente a oltre 4 anni fa.

Giallo concentrato, di effervescenza regolare e abbastanza fine.
Attacco olfattivo ”grasso” – burro, biscotto e torrone – è la bacca bianca, darling.
Di trama misuratamente minerale, concede maggior accento all’aspetto fruttato, ora maturo, attraverso sensazioni di pera, melone e agrumi.

Freschezza, con qualche compiacenza, al palato, mentre continua lo sviluppo confit del sorso. Chiude su toni affumicati e di mandorla, scontando qualche punto in progressione.

Da bere, hic et nunc.



venerdì 13 aprile 2018

Alexandre Filaine Champagne Cuvée Spéciale Brut s.a.




A Damery, Vallata della Marna, c’è monsieur Fabrice Gass, ex bottaio della più famosa maison di Aÿ. Un ettaro di vigna, otto parcelle, le tre varietà classiche, per una (micro) produzione che supera, di poco, le cinquemila bottiglie.

Oltre 5 anni fa, su consiglio di un suo amico champenois, dopo un’odissea interminabile per contattarlo, ebbi finalmente la possibilità di conoscerlo e trascorrere con lui un’intera mattinata. Appuntamento alle nove, Rue Poincaré 17, un nome e cognome su un anonimo e minuscolo campanello, lui in cortile, intento a riparare una vecchissima barrique (forse dismessa da Bollinger?).

All’epoca i suoi champagne – due cuvée d’assemblage non millesimate, mentre il primo vintage 2007 (Sensum Vertigo) riposava sui lieviti – non erano ancora conosciuti in Italia. Poi qualcuno, anzi più d’uno, se ne accorse, e ora, a fedele applicazione dell’abituale costume italico/italiota, sono in parecchi ad accampare diritti circa la paternità della scoperta - tramite post, articoli, selfie e interviste peana - e, per conseguenza, a zompare sul carro e a stracciarsi le vesti per i suoi champagne.

Champagne che sono buonissimi, peraltro.
Più facile berli, che descriverli.




La Cuvée Spéciale costituisce l’ingresso di Gass nell’Effervescenza Nobile. Nell’assemblaggio prevale il Pinot Nero – poco sotto la metà – con un 30-35% di Chardonnay e il Meunier a saldare. Niente malò, barrique esauste, almeno 3 anni sur lattes e bassi dosaggi.

Ambiente oxyd, per una bollicina molto fine, e di precisa chiarezza olfattiva.
Parte dritto, speziato e burroso, per volgere su agrumi confit e tocchi floreali e concludere su una incisiva trama salmastro-minerale.

Bocca agile, ampia e simmetrica, orpelli zero e via andare. Materia grassa, cui fa da contraltare una scattante verve acida, per sorsi sapidi, di forte richiamo marino, con scie di nocciola tostata e spezie, su crescente persistenza.

Raccontarne solo adesso, giunto alla fine del mio stock, molto, ma molto massiccio, fatto all’epoca, mi ha permesso di cogliere tanto la rilevante e puntuale regolarità qualitativa, quanto apprezzarne la dinamica evoluzione.


venerdì 11 agosto 2017

Taittinger Champagne Brut Réserve s.a.




Ne tirano circa 4 milioni - i tre quarti dell’intera produzione – ergo, è la numericamente potente carte de visite della casa.

L’assemblaggio di 40 differenti cru, vede le tre uve classiche della Champagne: solitamente Chardonnay 40, Pinot Noir 40 e saldo di Pinot Meunier, fatta salva, talvolta, qualche minima variazione percentuale. Mai meno di tre anni sui lieviti, mentre il peso dei vini di riserva non scende sotto il 20 per cento.

La mia boccia, la cui sboccatura risale a circa un anno fa, ha un naso fresco, con sentori di vaniglia, brioche e nocciola, un sottile tratteggio floreale, molti agrumi, anche in canditura, fruttini rossi – fragola e ribes – ma di esile tessitura minerale.

In bocca c’è freschezza, ma anche un sottofondo di sensazioni dolci, con una maturità di frutto, vergata da increspature vanigliate. Scende il livello del liquido e sale, di pari passo, la dimensione evoluta dei sorsi.
Finale di media lunghezza, arrotondato di vaniglia e frutta candita.