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venerdì 1 giugno 2018

Marguet Champagne Shaman 13 Rosé Grand Cru s.a.




Un superlativo rosé d’assemblage – con tanto di certificazioni Ecocert e Demeter - da vecchie vigne nei villaggi Grand Cru di Bouzy e Ambonnay (Montagne de Reims).
Annata base 2013, 71 parti di Chardonnay e 29 di Pinot Nero, dégorgement ottobre 2016 e dosaggio zero.

Elegante buccia di cipolla, il cui perlage, a dispetto dei 24 mesi passati sui lieviti, è davvero fine e pieno di fascino.

Naso fresco e seducente, che si accorda su un elaborato ventaglio di fruttini rossi – fragolina e lampone, litchi e cassis – poi aromi di panificazione, arancia e melograno, un fine tocco floreale – rosa e geranio – con note minerali e affumicate, in filigrana, a perfezionare questo pregevole intreccio olfattivo.

Bocca incantevole e coerente, dal corredo aromatico rigoglioso e intenso, che svela complessità non così scontata in questa tipologia. Sorsi in crescendo, croccanti e impennati, di persistente avvolgenza, con splendida chiusura su profondità iodato-speziate e nuances di rabarbaro.


venerdì 13 aprile 2018

Alexandre Filaine Champagne Cuvée Spéciale Brut s.a.




A Damery, Vallata della Marna, c’è monsieur Fabrice Gass, ex bottaio della più famosa maison di Aÿ. Un ettaro di vigna, otto parcelle, le tre varietà classiche, per una (micro) produzione che supera, di poco, le cinquemila bottiglie.

Oltre 5 anni fa, su consiglio di un suo amico champenois, dopo un’odissea interminabile per contattarlo, ebbi finalmente la possibilità di conoscerlo e trascorrere con lui un’intera mattinata. Appuntamento alle nove, Rue Poincaré 17, un nome e cognome su un anonimo e minuscolo campanello, lui in cortile, intento a riparare una vecchissima barrique (forse dismessa da Bollinger?).

All’epoca i suoi champagne – due cuvée d’assemblage non millesimate, mentre il primo vintage 2007 (Sensum Vertigo) riposava sui lieviti – non erano ancora conosciuti in Italia. Poi qualcuno, anzi più d’uno, se ne accorse, e ora, a fedele applicazione dell’abituale costume italico/italiota, sono in parecchi ad accampare diritti circa la paternità della scoperta - tramite post, articoli, selfie e interviste peana - e, per conseguenza, a zompare sul carro e a stracciarsi le vesti per i suoi champagne.

Champagne che sono buonissimi, peraltro.
Più facile berli, che descriverli.




La Cuvée Spéciale costituisce l’ingresso di Gass nell’Effervescenza Nobile. Nell’assemblaggio prevale il Pinot Nero – poco sotto la metà – con un 30-35% di Chardonnay e il Meunier a saldare. Niente malò, barrique esauste, almeno 3 anni sur lattes e bassi dosaggi.

Ambiente oxyd, per una bollicina molto fine, e di precisa chiarezza olfattiva.
Parte dritto, speziato e burroso, per volgere su agrumi confit e tocchi floreali e concludere su una incisiva trama salmastro-minerale.

Bocca agile, ampia e simmetrica, orpelli zero e via andare. Materia grassa, cui fa da contraltare una scattante verve acida, per sorsi sapidi, di forte richiamo marino, con scie di nocciola tostata e spezie, su crescente persistenza.

Raccontarne solo adesso, giunto alla fine del mio stock, molto, ma molto massiccio, fatto all’epoca, mi ha permesso di cogliere tanto la rilevante e puntuale regolarità qualitativa, quanto apprezzarne la dinamica evoluzione.


venerdì 1 settembre 2017

Pol Roger Champagne Rosé Brut 2006




Il rosè millesimato della Maison di Epernay è frutto di una accurata selezione delle uve, sia Premier, che Grand Cru, della Costa dei Bianchi e della Montagna di Reims, nella misura di 35 parti di Chardonnay e 65 di Pinot Noir, mentre il 15% di Pinot Noir “fermo”, aggiunto prima del tiraggio, proviene dai villaggi di Ambonnay, Bouzy e Cumieres.
La mia boccia ha un paio di anni di sboccatura, dopo ben otto trascorsi sur lattes.

E’ rosa d’antan e sgrana un perlage davvero fine e pervicace.
Freschissimo ed esuberante, ancora vinoso, ma già equipaggiato degli stilemi della casa. Ostenta ricchezza olfattiva: florealità, con violetta e rosa, un alto tasso agrumato e di frutta rossa – ribes e melograno, lampone e mela – disposti delicatamente su una precisa tessitura minerale e speziata.




Anche al palato comunica tutto il carattere della casa. Il frutto è carnoso e, in questi casi, si riassume, discettando di “masticabilità”. C’è piena conformità al corredo olfattivo, con l’ossatura minerale che cresce tanto in ampiezza, quanto in intensità.
Sorsi materici e acidità in primo piano, due fondamentali attributi, i quali fanno passare inosservato il decagrammo di dosaggio, rendendolo ininfluente.
Solida progressione gustativa, dal lungo finale fruttato – mandarino e fragola - e forti richiami di macis, curcuma e pepe nero.

L’impronta inconfondibile di PR, in abito rosè.


venerdì 11 agosto 2017

Taittinger Champagne Brut Réserve s.a.




Ne tirano circa 4 milioni - i tre quarti dell’intera produzione – ergo, è la numericamente potente carte de visite della casa.

L’assemblaggio di 40 differenti cru, vede le tre uve classiche della Champagne: solitamente Chardonnay 40, Pinot Noir 40 e saldo di Pinot Meunier, fatta salva, talvolta, qualche minima variazione percentuale. Mai meno di tre anni sui lieviti, mentre il peso dei vini di riserva non scende sotto il 20 per cento.

La mia boccia, la cui sboccatura risale a circa un anno fa, ha un naso fresco, con sentori di vaniglia, brioche e nocciola, un sottile tratteggio floreale, molti agrumi, anche in canditura, fruttini rossi – fragola e ribes – ma di esile tessitura minerale.

In bocca c’è freschezza, ma anche un sottofondo di sensazioni dolci, con una maturità di frutto, vergata da increspature vanigliate. Scende il livello del liquido e sale, di pari passo, la dimensione evoluta dei sorsi.
Finale di media lunghezza, arrotondato di vaniglia e frutta candita.