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venerdì 8 giugno 2018

Deutz Champagne Blanc de Blancs 2009




Bacca bianca in purezza, per oltre il 70% proveniente da villaggi della Costa dei Bianchi – Cramant, Avize, Le Mesnil, Chouilly e Oger – e saldo da vigneti della Montagna di Reims - Villers-Marmery e Bergères-lès-Vertus.

Perlage finissimo, dal tratteggio olfattivo di classe, che si snoda attraverso sentori burrosi e di brioche appena sfornata, delicati cenni floreali bianchi, una netta impronta agrumata – limone e pompelmo – con risvolti di frutta esotica - segnatamente mango – e un sottile richiamo di spezie e mentolo, tuttavia di fragile assetto minerale.

Bocca cremosa, freschissima e vellutata, in una parola, molto blanc de blancs.
Detta legge l’impianto fruttato, irrobustito da intense sensazioni di pesca bianca, albicocca e pera, innervato da un coté “grasso”, il quale conferisce profondità ai sorsi.
Complesso e persistente, con ritorni, in filigrana, di mela, limone e tabacco biondo.
 



venerdì 18 maggio 2018

Pierre Gimonnet & Fils Champagne Spécial Club 2010




La versione «Spécial Club» solitamente costituisce il fiore all’occhiello del récoltant. Quella dei Gimonnet, è per me – mi gioco la residuale reputazione – la migliore espressione della tipologia.
Millesimo dopo millesimo, ha acquisito una costanza qualitativa, che rende questa cuvée de prestige, inequivocabilmente, gemma di assoluto valore e rappresenta la summa della conoscenza enologica della maison.

Qualora ci fosse qualche dubbio, è un pure Chardonnay: 57% da vecchie vigne di 40 anni in Cramant, 30% da Chouilly e il restante da Cuis. Dopo cinque anni sui lieviti e un dosaggio di 5 gr./lt., la mia boccia è stata sboccata a marzo 2016.

Di grana fine e persistente, scatta subito impennato e freschissimo, con la classe e il carattere aromatico, emblematici della bacca bianca: crema pasticcera, frutta e fiori bianchi, agrumi, di fortissima presa gessosa.

Palato di cremosità verticale, che riprende le precise specificità olfattive. Gesso sempre mattatore, per un sorso già lungo e profondo, seppur con qualche zampata nervosa, di complessità in fieri, che solamente maggior tempo in vetro saprà gratificare. 

Pelle d’oca con fois gras poêlé.




venerdì 4 maggio 2018

Aubry Champagne Ivoire & Ébène 2009




Il nome ricorda quella (desueta e bruttina) canzone del 1982 – Ebony and Ivory – di Wonder & McCartney; tuttavia qui, fortunatamente, si parla di Champagne.

Da due parcelle, site nel villaggio Premier Cru di Jouy-lès-Reims, un assemblaggio di 70 Chardonnay e 30 Pinot Meunier, almeno 48 mesi sui lieviti, dosato 4 gr./lt., con dégorgement risalente a oltre 4 anni fa.

Giallo concentrato, di effervescenza regolare e abbastanza fine.
Attacco olfattivo ”grasso” – burro, biscotto e torrone – è la bacca bianca, darling.
Di trama misuratamente minerale, concede maggior accento all’aspetto fruttato, ora maturo, attraverso sensazioni di pera, melone e agrumi.

Freschezza, con qualche compiacenza, al palato, mentre continua lo sviluppo confit del sorso. Chiude su toni affumicati e di mandorla, scontando qualche punto in progressione.

Da bere, hic et nunc.



venerdì 1 settembre 2017

Pol Roger Champagne Rosé Brut 2006




Il rosè millesimato della Maison di Epernay è frutto di una accurata selezione delle uve, sia Premier, che Grand Cru, della Costa dei Bianchi e della Montagna di Reims, nella misura di 35 parti di Chardonnay e 65 di Pinot Noir, mentre il 15% di Pinot Noir “fermo”, aggiunto prima del tiraggio, proviene dai villaggi di Ambonnay, Bouzy e Cumieres.
La mia boccia ha un paio di anni di sboccatura, dopo ben otto trascorsi sur lattes.

E’ rosa d’antan e sgrana un perlage davvero fine e pervicace.
Freschissimo ed esuberante, ancora vinoso, ma già equipaggiato degli stilemi della casa. Ostenta ricchezza olfattiva: florealità, con violetta e rosa, un alto tasso agrumato e di frutta rossa – ribes e melograno, lampone e mela – disposti delicatamente su una precisa tessitura minerale e speziata.




Anche al palato comunica tutto il carattere della casa. Il frutto è carnoso e, in questi casi, si riassume, discettando di “masticabilità”. C’è piena conformità al corredo olfattivo, con l’ossatura minerale che cresce tanto in ampiezza, quanto in intensità.
Sorsi materici e acidità in primo piano, due fondamentali attributi, i quali fanno passare inosservato il decagrammo di dosaggio, rendendolo ininfluente.
Solida progressione gustativa, dal lungo finale fruttato – mandarino e fragola - e forti richiami di macis, curcuma e pepe nero.

L’impronta inconfondibile di PR, in abito rosè.