martedì 15 settembre 2015

Doc Cesanese Olevano Romano Superiore Silene 2011 Ciolli




La mia prima volta con questo vitigno, su suggerimento di un mio amico enotecario. Siamo in provincia di Frosinone e Damiano Ciolli, da queste parti, è produttore serissimo e di riferimento.
Acciaio e cemento per un rosso rubino, leggermente scarico.
Il naso, fresco e abbastanza espressivo, contempla tanto il profilo floreale - erbe aromatiche e viola – quanto quello fruttato – prugna e ciliegia, mora e frutti di bosco – nonché una bella trama minerale e speziata.

In bocca è piacevolmente schietto e coerente con le proprietà olfattive. Molta frutta rossa – ribes, fragolina e mora – con pulizia di tratti sapidi e minerali, dai tannini integrati, per un sorso davvero agile. Agilità e piacevolezza anche in virtù di un formidabile controllo alcolico (14°), che libera beva briosa e spigliata.
Di media persistenza, si congeda con sottili note di piccoli frutti rossi e pepe nero.


giovedì 10 settembre 2015

Aoc Champagne Blanc de Blancs Les Vignes de Montgueux Extra Brut s.a. Jacques Lassaigne




Côte des Bar, con Montgueux che ne costituisce l’enclave gessosa. Solo qui, alle porte di Troyes, il sottosuolo di questa collina presenta, grosso modo, le medesime peculiarità, della ben più famosa Costa dei Bianchi. Ergo, lo Chardonnay è il vitigno che più si presta.

Più di un esperto considera, non mi interessa se a torto, o a ragione, Montgueux, come l’unica zona degna di considerazione dell’Aube – per qualcuno è la “Montrachet” della Champagne - e in grado di garantire prodotti di qualità assoluta.
La critica che conta, scrive molto, e soprattutto benissimo, dei vini di questo produttore, al punto da essere diventati très branché.

Se c’è gesso, ci deve essere tanta mineralità. Tuttavia, il mio flacone ne conteneva davvero poca. Già il prologo olfattivo è stato molto ermetico, impacciato e poco leggibile, con solamente qualche cenno di limone, scarne note floreali e un’indecisa mandorla.

Speravo in uno scatto al palato, viceversa, ho dovuto accontentarmi di un tocco agrumato – scorza di arancia – e una sommessa sensazione vegetale.
Chiude il cerchio, una effervescenza di smisurata taglienza.
Mineralità? Chi era costei? Neanche a distanza di un’ora.
A questo sorso non resta che la verticalità, pochino per una boccia che sfiora i 4 deca.

Già saprai dove sto andando. Sì, proprio in Côte des Blancs, giusto due rampe di scale, nella mia cave.


lunedì 7 settembre 2015

Doc Nebbiolo 2010 Giuseppe Rinaldi




Al naso tanto frutto, dolce, ma non troppo e a tratti; amarena, lampone a nastro, mirtillo, molto minerale.

Sorso secchissimo, goloso, sapido, terra, tannino verticale, quasi furioso.

Lungo, moltissimo persistente, chiude balsamico e minerale.

Che Nebbiolo!


P.S.: sono le annotazioni, trascritte “live”, nude e crude, senza orpelli, i quali, spesso, aggiungono nulla, quando non creano confusione.
Per una volta senza facondia, calice in una mano, stilo nell’altra.




venerdì 4 settembre 2015

Aoc Champagne Rose Noire Brut s.a. Henriot




E’ una cuvée “fuori commercio”, riservata agli affezionati clienti della maison Henriot.
Ti arriva a casa l’offerta, per l’acquisto di 6 (o multipli) flaconi. Prendere o lasciare.

A dispetto del nome, che farebbe pensare, forse, alla bacca nera, questo è un pur Chardonnay, le cui uve provengono, in gran parte, dai villaggi Grand Cru della Costa dei Bianchi.

Effervescenza oro brillante, molto fine, per un naso, dolce e abbastanza maturo, che più blanc de blancs non si può. Tanta frutta, bianca e gialla – pesca e pera, mela, melone e agrumi – con la mineralità che tiene banco, e forse anche sotto scacco, altri attori olfattivi, per la verità deboli o nascosti.

L’assaggio si dimostra vellutato e meno “maturo”, di maggiore freschezza e buona verve acida. Sempre la frutta che se la gioca con il gesso, per un sorso sì grasso, ma un filo piacione, con qualche grammo di troppo nel dosaggio, che scheggia l’equilibrio.
Chiusura rapida, di media persistenza, su tocchi, dolci, di mandorla e agrumi confit.

Flacone pettinato e ubbidiente al goût maison – non potrebbe essere diversamente – che privilegia dolci espressività.




martedì 1 settembre 2015

Aoc Ventoux Rosé La Belle Magnanarelle 2014 Les Vignerons du Mont Ventoux




Certificazione bio, per questo rosé di assemblaggio - Grenache Noir, Syrah e Cinsault – proveniente da una cooperativa, quasi centenaria, che conta oltre 110 vignerons, per oltre mille ettari di vigne.

Brillante e cristallino alla vista, con un naso, subito preciso e determinato, che si valorizza, dapprima, in virtù di una bella tela floreale – ginestra, fiori d’arancio e rosa canina – percorre, in seguito, sentieri fruttati – amarena e fragola, ribes e prugna – e si completa con un tocco di spezie orientali.

Al palato è fresco, vivo e succoso. Armonica e veritiera corrispondenza con le evoluzioni olfattive, ottima fusione tra aspetti fruttati e floreali, tratteggio minerale in crescendo, con giusto contrappeso dell’acidità, costituiscono i cardini di una bevuta ponderata e molto piacevole, di buona persistenza e di una certa complessità. Last but not least, la simbiosi tra mano e calice.

Contre la canicule, uno dei tanti, tantissimi, classici rosé francesi. Uno dei tanti, tantissimi buoni rosé francesi, giusto sopra i 5 euri.