giovedì 28 novembre 2013

Brasserie La Rotonde Hotel Le Negresco @ Nizza





Voglia di un giro in giostra? Et voilà La Rotonde!



La formula 3 piatti a 34 euri, da queste lande, in questo luogo, ci sta ed è praticabile.
 Un po' meno la carta dei vini.

 


Garçon, fai girare i cavalli che mi voglio divertire.




 Tapenade




 Insalata di polpo, mango e wakamè al sesamo


 

Pavè di pescatrice arrostita, fagioli di Paimpol (Bretagna) alle erbe, con coulis di pomodoro e salsiccia




 Crumble di fichi neri e gelato al caramello




Torta di susine con crema di mandorle



La giostra gira bene, la cucina pure. Buone materie prime per piatti corretti, bilanciati e giuste cotture. Servizio informale, attento e personale simpatico.

Garçon, un ultimo giro, merci.



 
  


lunedì 25 novembre 2013

Docg Brunello di Montalcino Tenuta Il Greppo 2001 Biondi Santi





In questi giorni, mi sono preso la licenza, di scomodare dal sonno, questo monumento al Sangiovese. Mi ha dato l’impressione, già al momento in cui prelevavo la boccia dalla rastrelliera, che lo stessi importunando, molestando.

Lo porto in casa, lui mi osserva e mi pare di sentirgli dire “… lasciami stare, non è il momento”. Stappo e verso il liquido che sfoggia un intenso e luminoso rosso granato. Al naso c’è la frutta dolce, sa di amarena, lampone, ribes, prugna; l’aspetto floreale libera viola e una splendida, profumatissima rosa. Il corredo olfattivo si completa con una fine speziatura ed un tocco balsamico.

Passo all'assaggio e qui comprendo meglio il senso del “lasciami stare, non è il momento”. Si concederà, lentamente ma non completamente. Trovo buona coerenza ed equilibrio apprezzabile; il tannino è abbastanza fine e l’alcol appena accennato; una bella spina acida, con discreto allungo.

Pronto, ma non prontissimo. Si può, tuttavia, cominciare a bere, ancorchè la complessità - quella che si riconosce ai vini di Biondi Santi – sia attualmente in fieri e abbisogni, per perfezionarsi e completarsi, di tempo, di vetro.

Nel caso di specie, l’abbinamento con il cinghiale è stata, mio malgrado, la morte sua, nonostante il vino – e magari anche la bonanima di Franco - dall’alto della sua austerità, scuotesse il capo e, sorridendo, mi dicesse: “Vedi che avevo ragione, testone!”.


 




venerdì 22 novembre 2013

Aoc Bourgogne Vézelay La Galerne 2011 Domaine Montanet Thoden





Una delle scoperte, interessante e piacevole, di Cerea 2013. Non solamente questo village, ma anche Valentin Montanet, un giovane dinamico, con tanta passione e rispetto per il territorio.

Solo acciaio per questo Chardonnay che ha un colore giallino con riflessi verdognoli. Il profumo è molto varietale. C’è la parte fruttata che si esprime attraverso gli agrumi – arancia, limone, lime – con accenni di pesca e ananas ed una netta fase floreale, unita ad una vena minerale di tutto rispetto.

In bocca è coerente e gradevolmente fresco, con marcata acidità. Ha struttura agile e il calice reclama, insistentemente, rabbocchi. Termina, con media lunghezza, lasciandomi un palato sapido e alquanto minerale. Piaciuto.



mercoledì 20 novembre 2013

Vini Corsari @ Barolo





L’associazione culturale Giulia Falletti di Barolo, con la collaborazione della cantina Giuseppe Rinaldi, Les Amis de la Cugnette, Vin Passion (Lyon), Os Goliardos (Lisbona), organizza una degustazione con i vini di 30 vignaioli europei, che si terrà nel Castello comunale di Barolo.
La manifestazione avrà luogo sabato 7 dicembre, dalle 14 alle 19 e domenica 8, dalle 11 alle 18. Inoltre, ogni vignaiolo effettuerà vendita diretta dei vini disponibili.

Folta la rappresentanza di produttori provenienti dal nostro paese e dalla Francia, con qualche presenza da Spagna, Portogallo e Svizzera. Si tratta di vignaioli il cui principio ispiratore, aldilà di certificazioni, carte bollate e altre smenate burocratiche, si fonda e ruota sul concetto di eticità di produzione del vino.

Nomi più o meno noti con alcune etichette che sono già passate su questo blog e altre che stanno per essere mandate in onda in tempi ravvicinati – già bevuti, ma solo appuntati.

Per coloro che fossero interessati – siatelo - è necessario inviare una mail di prenotazione a questo indirizzo: vinicorsari@gmail.com. Il costo è di quindici euri ogni giorno. Però affrettatevi, giacchè la prenotazione va effettuata entro il 25 novembre. Per ogni altra info – elenco dei vignaioli compreso - fate riferimento alla loro pagina fb e su twitter.



domenica 17 novembre 2013

Osteria della Stazione @ Felino (Pr)






L’appuntamento annuale con Vini di Vignaioli, costituisce occasione, la sera, per frequentare alcuni ristò del cuore e, perchè no, di andare alla ricerca di nuove tavole, essendo questa una zona a forte concentrazione. Eccoci a Felino, giusto all’entrata, arrivando da Parma.






Si inizia con il benvenuto della casa fatto da una buona frittata tiepida di cipolle, sulla quale si appoggia un freddo datterino (che c’azzecca?).





Proseguo con una sfogliatina di pasta cotta e taleggio adagiata su fonduta.


Ora, essendo la spalla cotta tipicissima e giustamente esaltata da queste parti, presumo che il piatto sia stato pensato e costruito proprio per questo scopo. Orbene, una sfoglia, non molto soffice - posata su una improbabile fonduta - contenente un quadratino di spalla cotta, "amareggiato" da radicchio trevigiano. Segnalo al cameriere, che incassa senza spiegazioni nè giustifiche.



Come secondo, pecora cornigliese in umido con patate al forno.


 




Un piatto ben riuscito ed equilibrato con carne morbida e gustosa. 1 a 1.


Convincente questo ottimo Grignolino di Trinchero. Ampio, fine con enorme bevibilità e digeribilità.




Vediamo come siamo messi con i dolci.



Decido per uno sformatino di cioccolato dal cuore tenero, la cui cremosità si è persa, causa una cottura prolungata. Anche questo aspetto fatto notare al cameriere che sopporta cortesemente.




Un piatto su due. Può succedere, ma anche no. Mi dirigo alla cassa per il pagamento, e mi trovo davanti lo chef, anche patron presumo, che, senza batter ciglio, redige freddamente la ricevuta, prendendosi ben guardia dal pronunciare il rituale, e un po’ consunto: “Tutto bene?”. Forse già sapeva. Forse.





venerdì 15 novembre 2013

Aoc Champagne G.C. Vieille Vigne Chardonnay s.a. Bouquin - Dupont Fils





Sono già stato due volte chez monsieur Dominique, una persona che porta avanti, fedelmente, la filosofia del padre, assertore convinto che i (suoi) vini debbano, dovrebbero, esprimere le peculiarità del proprio terroir.

Avize, Côte des Blancs, un comune piccolino, molto noto per la presenza di un produttore-personaggio atipico, estremo e, imho, geniale. Tra i tanti, anche questo récoltant-manipulant, il quale conferisce la maggior parte delle sue uve ad una famosa maison, riservandosene una minuscola quota, che vinifica ed etichetta, per una produzione che non supera i diecimila flaconi.
L’impronta, la signature, è precisa e cristallina su tutta la linea produttiva, dai base, fino ai millesimati. Si tratta di champagnes dritti, molto secchi e poco o punto dosati, che non svolgono malolattica. Ergo, a lo largo de aquì, se vi piacciono dosaggi da moscato o prosecco e altre simili stucchevolezze.

Il nostro arriva da vecchie vigne, piantate nel 1960 – Chardonnay in purezza, qualora non si fosse compreso – ed ha 3 grammi/litro di dosaggio.
Il colore è prossimo a quello dell’etichetta, oro abbagliante, con perlage, a onor del vero, non finissimo, ma persistente. L’olfatto, tuttavia, è di pregio e corre dritto verso note evolute di frutta candita e matura, che trovano il loro bilanciamento con sentori agrumati, e leggermente floreali, all’interno di un quadro fortemente connotato da mineralità gessosa.

La bocca è molto tesa e si sviluppa privilegiando la parte agrumata, anche esotica, che si integra molto bene con quella minerale. Pure qui, si ripropone un leggero filo ossidativo, che aggiunge complessità e arricchisce la verticalità di un sorso segnato da affilata lama acida. Lungo e persistente, richiama continuamente l’assaggio, il quale delinea una bocca sapida, mineralissima e crayeuse.
Per chi è in cerca di rasoiate, senza inganni, né astuzie.


martedì 12 novembre 2013

Docg Barbaresco Montestefano magnum 2004 Serafino Rivella






Il cru Montestefano – tra i primi ad essere vinificato in purezza con menzione in etichetta - è, unanimemente, ritenuto “il più Barolo tra i Barbaresco”. Questa nomea se l’è guadagnata, con merito, sul campo, giacchè gli si riconoscono qualità quali, longevità e grande struttura che, solitamente, si ascrivono ai Barolo.
Oggi tocca a questa minuscola azienda famigliare – Teobaldo e sua moglie – che coltiva, con precisione certosina, giusto nel Montestefano, un paio di ettari e pratica affinamento in botte grande, da sempre.

Il vestito è scarico, ma luminosissimo, con un’unghia che sfuma sul granato. Serve un po’ di tempo, a svelare le sue peculiarità al naso, anche per via del formato magnum. Peculiarità che, poco alla volta, si manifestano, disegnando un quadro fine e sfaccettato, al cui interno incontro profumi di humus e foglie secche, frutti di bosco - lampone e ribes – e note floreali di viola e rosa. Cacao, tabacco e una forte presenza speziata arricchiscono il profilo olfattivo.

L’ingresso è di affascinante eleganza, tensione e freschezza e non mi sorprende, affatto, ritrovare al palato le medesime sensazioni olfattive, per altro sempre più intense, al passare del tempo. Avverto, inoltre, qualche segno di terziarizzazione che si esprime regalando sapori di cuoio e di catrame. Grande coerenza e ottimo slancio acido, bella struttura e tannino di velluto, tenore alcolico mai fuori scala e beva incontenibile, costituiscono gli ingredienti di questo sorso davvero equilibrato – con finale in ulteriore crescendo - che si è dimostrato, fortemente, ancorato al suo territorio. Chiude, senza indecisioni, lungo e persistente, liberando un’ intensa scia balsamica.
Una bevuta di stile.


sabato 9 novembre 2013

Aoc Gevrey Chambertin 2010 Sarnin-Berrux








Ho scritto della coppia Sarnin-Berrux, della loro attività di négociants, nonchè della loro filosofia, giusto qui, ad inizio anno.

Oggi tocca ad un altro village della Borgogna, che si trova in Côte de Nuits, estremità nord. Si tratta di un Pinot Noir, di uno splendido rubino brillante. Al naso note di fruttini rossi di bosco – ribes e lampone – anche se leggermente imprecise, con un lieve cenno floreale – garofano - e vegetale. La speziatura emerge, discreta, in un secondo tempo e occupa le vie nasali. Ho cercato, invano, un tocco balsamico.

L’ingresso è abbastanza fresco, ma un poco scontroso, con una discreta finezza tannica e un equilibrio che è ancora in fase di definizione. Al momento, palato meno convincente del naso. C’è una discreta acidità, con buona scorrevolezza di beva, ancorché il finale sia breve e poco persistente.
Un flacone che, in virtù (o per causa) della sua giovane età, in questa fase, manca di profondità; è molto verde e gli va concesso, senza dubbio, altro tempo in vetro. Poi, è pacifico che altre e alte complessità vadano ricercate - pur non sempre trovandole - nei premier e grand cru, ovviamente elevando, di molto, l’asticella del prezzo.



martedì 5 novembre 2013

Doc Rossese di Dolceacqua Superiore Posaù 2010 Maccario Dringenberg






Estremità occidentale della Riviera di Ponente, al confine con la Francia, più precisamente con il dipartimento delle Alpi Marittime, a cavallo tra Val Crosa e Val Nervia.
Il Posaù è, dei tre crus di Maccario, attualmente, il più celebrato (gli altri sono il Luvaira e lo storico Curli, fresco new entry). Il vigneto - un anfiteatro a 250 metri s.l.m. - di oltre un ettaro, con esposizione sud-est, è formato sia da piante vecchie, tra 50 e 70 anni, che giovani, allevate ad alberello.

Il bouquet è molto sfaccettato. Si va dal frutto - intense note di lampone e ciliegia, agrume e ribes – al vegetale – alloro e ginepro, menta e macchia mediterranea – con sentori di pepe, suggestioni di roccia marina e tanta balsamicità.

Al palato è corposo, tuttavia davvero equilibrato e complesso. La bocca, regala eleganza, dimostrandosi pienamente coerente con il profilo olfattivo. Un frutto croccante ed una fine nota speziata, caratterizzano un sorso appagante e convincente, al cui interno, la componente marina assume un ruolo di spicco. Ottima freschezza e tannino garbato, completano questa esperienza gustativa, molto persistente, con sensazioni retronasali balsamico-salmastre.



sabato 2 novembre 2013

101






Quello che state leggendo è il post numero 101. Niente da celebrare, sia chiaro, ma mi piacciono i numeri dispari, in particolare i cosiddetti numeri primi.

Lo scopo di questa breve chiacchierata è giusto quello di ribadire alcuni concetti e di rispondere indirettamente, ma ufficialmente – nero su bianco – ad alcune domande e osservazioni che mi sono state fatte da qualche amico-lettore.

Quasi tutte le bottiglie recensite – 99,99 percento periodico - sono state acquistate e pagate dal sottoscritto. Per quelle ricevute in omaggio, c’è la disculpa scritta. Ho una serie di conoscenti e/o amici produttori da cui acquisto, regolarmente, i loro prodotti e, pagando, rivendico il diritto di scrivere - educatamente e con rispetto sacrosanto del loro lavoro - ciò che mi ha trasmesso il liquido, aspetti negativi compresi. Non sto insinuando che, non pagando, non si possa essere comunque obiettivi, onesti e imparziali. Ribadisco che io corrispondo, fieramente.

Recensisco di tutto, bottiglie con o senza problemi, grossi o piccoli. Ovvio, vi risparmio quelle “tappate” o totalmente defunte. Leggo con piacere, e una certa invidia, che su altri blogs, autorevoli giornalisti, commentatori, sommelliers et similia distribuiscono voti altissimi – novemmezzo su dieci, diciannove ventesimi, ben oltre i 90 centesimi. Oltre che bravi, sono anche fortunati – nei loro calici sempre e solo bottiglie splendide – mentre io, non di rado, ne becco anche di storte, o non così eccelse. Nondimeno, mi piace insistere sul concetto che ogni bottiglia è unica e quella che ho bevuto e di cui scrivo, non sarà mai uguale alla vostra e viceversa.

Non esprimo voti perché, in primo luogo, non ne sono capace, li ritengo riduttivi - discussioni logorroiche per un centesimo – e, infine, non mi sono mai piaciuti. Baldo Cappellano docet.

Per il momento, mi astengo dal recensire ristoranti di amici, giacché, finire in un cul-de sac, rappresenterebbe solo il male minore. Nei loro confronti, proprio per via del conflitto di interesse, sarei ancor più intransigente e irremovibile e, si sa, non tutti riconoscono e accettano, di buon grado, i segni meno. Allorchè deciderò di fare solamente pura comunicazione, forse troveranno posto anche i miei amici ristoratori. O forse, a quel punto, smetterò io di scrivere di ristorazione.

Infine, non ricorro, mai, alla polemica tout court, quella tanto per, quella che getta solo benzina sul fuoco, quella che la butta sempre in caciara - not my way - ancorché, sia fin troppo consapevole che ciò significherebbe più visibilità e più lettori.
Agli schiamazzi e starnazzamenti da pollaio, preferisco, da sempre, l’understatement.



(immagine tratta dal web)